Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Il Riformista 27 nov. 2007 - Le donne imparino a fidarsi tra di loro e a fare rete

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Foto di due donne che suonano il tamburoCaro direttore,
c’è una violenza sorda e cattiva che sta attraversando da qualche tempo in maniera crescente le nostre città. E non si può voltare lo sguardo, non si può far finta di non vedere quando si scatena contro i più deboli e indifesi, quando colpisce dove c’è impunità, quando le regole della convivenza civile sono sospese e, soprattutto, quando colpisce le donne tra le mura domestiche, nel silenzio ovattato di famiglie che non parlano.A questa violenza ha risposto la pacifica e importante manifestazione di sabato.

Le donne, tantissime donne in piazza insieme, hanno ripreso la parola contro la violenza su di loro e non solo. Perché la violenza sulle donne non ha le donne come unico bersaglio. Moltiplica i suoi effetti sull’intera società e incide in modo gravissimo sulla crescita dei figli e delle giovani generazioni. Questo è il dramma nel dramma: una catena che non si spezza. Quando le donne maltrattate restano sole, veramente sole, infatti, i loro bambini assorbono un modello drammatico di affettività.

Le donne che subiscono sistematicamente violenza dai partner vivono in un mondo parallelo, di isolamento, di terrore, di sensi di colpa, di illusione che il “carnefice” possa un giorno cambiare. Accanto a tutto ciò vi è poi ancora oggi anche un forte tabù, una vergogna delle donne che subiscono questa violenza nel chiedere aiuto, nonostante i passi avanti fatti dal diritto anche grazie al grande impatto e contributo dei movimenti femministi dei decenni passati.

Se questa violenza è, dunque, così pervasiva e virulenta la lotta contro di essa riguarda tutte e tutti e non può essere né di parte né “separata”. In una società in cui è ancora subdolamente esaltata la femminilità come oggetto di predazione (basti pensare alla pubblicità di una griffe di moda apparsa meno di un anno fa che rappresentava uno stupro), la bat¬taglia contro la violenza sulle donne non può separare ma deve unire. Come ha fatto la grande maggioranza delle donne del bellissimo corteo che è sfilato per le vie di Roma.

E per questo che gli episodi di intolleranza, di violenza verbale e stupidità politica che hanno portato all’allontanamento dalla manifestazione di alcune deputate del centro destra e all’interruzione dell’unica diretta televisiva che offriva un’ampia finestra di informazione sull’iniziativa, continuano ad apparire a molti, me compresa, del tutto estranee allo spirito e alla lettura della manifestazione.

L’episodio avvenuto a Roma per cui io e altre ministre siamo state allontanate da un gruppetto di donne va letto in un’ottica più profonda. Non mi preoccupo per l’offesa personale dell’essere stata contestata perché parte di un governo che ha approvato il “pacchetto sicurezza” (che, peraltro, si potrebbe francamente difendere anche con la  ragione della difesa dei più deboli e, dunque, delle donne) ma, piuttosto, mi preoccupo per quell’offesa collettiva per cui le donne dimostrano di non riuscire a fidarsi di altre donne.

Ancora una volta non riusciamo a fare rete. Ancora una volta e sempre per questa ragione, condannandoci così anche da sole, a far rimanere inascoltate le nostre richieste.
Continuo a pensare che sia stato autolesionistico e non molto intelligente da parte di poche donne occupare il gazebo de La 7, unica Tv che da ore stava portando in diretta nelle case degli italiani le immagini e le voci di un corteo sereno e pacifico contro la violenza alle donne. E, per fugare qualsiasi dubbio, vorrei chiarire che nessuna di noi ministre è salita su un palco, che non c’era, ma ci siamo limitate a esprimere su richiesta  un commento sulla  giornata in quella postazione televisiva.

Le donne, lo ripeto, devono imparare a fidarsi tra di loro, anche se politicamente non sono omogenee e possono pensarla (ci mancherebbe altro)
diversamente su molti temi. Questa fiducia era fisicamente presente tra le decine
di migliaia di ragazze e donne che sfilavano e con le quali abbiamo sfilato anche noi. Era drammaticamente assente dai pensieri delle pochissime che hanno indebolito così la forza del messaggio che la manifestazione intendeva rivolgere a tutto il Paese .

Continuo a pensare che “giustificare” l’intolleranza aggressiva di poche che non sia nemmeno rispettoso verso di loro, verso quelle  altre 150 mila con cui  abbiamo serenamente discusso e condiviso l’emozione di una grande mobilitazione.

La violenza è un male sottile che si insinua  nelle nostre società (nelle manifestazioni come nelle curve degli  stadi, ecc). Le donne che erano in piazza sabato a Roma e tutte quelle che hanno il desiderio di raggiungere obiettivi concreti per arginare la violenza che le vede vittime vigilino affinché violenza e intolleranza non si insinuino nella comune battaglia per affermare i nostri diritti e la nostra dignità.

Giovanna Melandri
Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività sportive

 

 

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