Lo scorso lunedì, nel corso di un viaggio a Milano e a Pavia, ho presentato un’intesa siglata dal ministero per le politiche giovanili con la Regione Lombardia. Simili accordi di programma quadro sulle politiche giovanili sono stati firmati nei mesi scorsi anche con le Marche, Emilia Romagna, Piemonte, Provincia Autonome di Bolzano, Molise, Puglia, Sardegna. Ma quello con la Lombardia è di gran lunga il più corposo: mette in campo ben 51 milioni di euro per sostenere creatività, imprenditorialità e merito delle ragazze e dei ragazzi di uno dei territori più produttivi del Paese. Uno strumento in più che, unito alle altre iniziative nazionali del ministero per le politiche giovanili, consentirà di sviluppare le potenzialità, togliere il piombo dalle ali delle giovani generazioni e far crescere ulteriormente il nostro “capitale umano”. Crediti fino a 6.000 euro ai giovani che investono sulla propria formazione, detrazioni d’imposta di circa mille euro l’anno per sostenere le spese dell’affitto, aiuti per i fuori sede universitari, estensione della maternità e della malattia anche ai parasubordinati, totalizzazione contributiva e nuove norme antiprecarietà. Non sono slogan elettorali, ma solo alcune delle misure realizzate per le giovani generazioni dal governo uscente, il primo ad aver aperto piste nuove per le politiche giovanili.
Negli incontri che hanno portato all’accordo con la Regione Lombardia mi ha fatto piacere riscontrare, negli interlocutori di un’amministrazione di segno politico opposto, considerazione e apprezzamento per le nostre proposte sui giovani. L’approccio non assistenziale e non paternalistico si è rivelato azzeccato anche per il Nord. Lì le cose stanno cambiando velocemente. Come nel resto d’Italia, anche nel settentrione il Partito democratico, con la scelta coraggiosa di Walter Veltroni, sta producendo una rivoluzione non solo nei partiti, ma nella percezione stessa della politica da parte dei cittadini. Tanti esprimono soddisfazione per questa nuova capacità del Pd di parlare anche al loro territorio, proponendo idee chiare ed efficaci sulla sicurezza, sulla crescita dell’economia, sulle tasse, sui salari, sul costo della vita.
Una percezione nuova che è evidente soprattutto nei giovani, e non c’è dubbio che questo new deal politico nasca anche sulle basi (che il tempo galantuomo mostrerà sempre più solide) di quanto fatto per le giovani generazioni dal governo nei suoi 20 mesi di attività.
Illustrando i dodici punti del programma democratico Veltroni ha dimostrato di voler ripartire proprio da lì, ponendo l’accento su un compenso minimo di 1000/1100 euro peri contratti atipici, sull’immissione sul mercato di un grande stock di case in affitto a basso costo attraverso un programma di social housing e sulla modernizzazione e potenziamento della scuola e dell’università con la politica dei cento campus.
L’Italia deve superare le vecchie contrapposizioni tra padri e figli, imprenditori e operai, giovani e anziani, Nord e Sud. E simbolicamente, con l’annuncio della candidatura dell’operaio sopravvissuto alla tragedia della Thyssen insieme a quella dell’ex presidente dei giovani industriali, il Partito democratico presenta agli italiani una nuova visione del Paese. Un Paese che non può essere definito da una serie di contrapposizioni ma dalla ricchezza umana, civile e intellettuale degli uomini e delle donne che lo compongono. Sbaglia Bertinotti quando dice che tra Matteo Colaninno e Antonio Boccuzzi “uno dei due è di troppo”: per il Pd sono entrambi portatori, con uguale merito e dignità, di quel capitale umano che è la vera ricchezza di una società moderna. E “di troppo”, in tutto questo, c’è solo la concezione del mondo, francamente un po’ triste, che qualcuno mostra ancora di avere, e che non corrisponde né alla realtà sociale né al bene del Paese.
Basta con la politica degli aut-aut: è tempo di una nuova politica degli et-et.
Nella sterile contrapposizione Nord-Sud, c’è chi si fa paladino della questione meridionale, chi di quella settentrionale. Visioni parziali che in tutti questi anni non hanno saputo produrre il superamento né dell’una né dell’altra.
Bisogna saper guardare il particolare tenendo bene a mente il quadro generale. Il Pd vuole una forte crescita del Mezzogiorno unita a una potente accelerazione nella realizzazione delle infrastrutture del Nord, un welfare migliore insieme a una sistematica riduzione delle tasse, il controllo della spesa pubblica e l’aumento delle risorse destinate alla sicurezza, maggiori diritti insieme a pene certe e più severe per i reati gravi, nuovi interventi per valorizzare il merito e i giovani. In Italia è nata una forza riformista e democratica che parla la lingua del Sud, del Centro e del Nord. E, soprattutto per quest’ultimo, si tratta di una importante novità. Una forza che sa che il problema della sicurezza è fondamentale e riguarda tutti, soprattutto i cittadini meno agiati che vivono nelle zone più esposte delle città.
Un partito a vocazione maggioritaria che, finalmente libero dalla necessità di infinite mediazioni, ha il coraggio di indicare soluzioni chiare e innovative per il perseguimento degli obiettivi comuni, al servizio dei cittadini di tutto - e sottolineo tutto - il nostro Paese.
Giovanna Melandri
Ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive
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