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15 gen. 2007 - Su Manifesto anti-anoressia c’è disinformazione

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La Moda contro l'anoressia“A pochi giorni dalle prime sfilate della Moda donna, ribadisco l’auspicio che dalle passerelle romane e milanesi arrivino già i primi segnali di adesione degli stilisti al Manifesto nazionale di autoregolamentazione della Moda italiana contro l’anoressia, firmato dal Ministero per le Politiche giovanili, Alta Roma e Camera Nazionale della Moda italiana lo scorso 22 dicembre a Roma.
Sono negativamente colpita da una certa disinformazione attorno ai contenuti del Manifesto da parte di alcuni operatori del settore che, a mezzo stampa, ne commentano i contenuti dando dimostrazione di non conoscerli a fondo. In particolare, ribadisco che non c’è alcun punto, nel Manifesto, secondo cui le modelle con Indice di Massa Corporea inferiore a 18 non possano sfilare. Abbiamo, infatti, scelto in Italia una via diversa da quella spagnola, che superasse l’impostazione secondo cui l’IMC sia l’unico ed esclusivo valore con cui si determina la presenza o l’assenza di un disturbo alimentare.

Nel confronto con molti esperti, infatti, abbiamo valutato che non tutte le donne con IMC inferiore a 18 sono malate e, allo stesso tempo, che vi sono molte donne con IMC anche superiore a 18 che soffrono di bulimia nervosa (un disturbo meno visibile dell’anoressia, che consente alle ragazze di restare spesso normopeso). Il solo IMC, quindi, è un valore non sufficiente a decretare la presenza di un disturbo del comportamento alimentare.

Per questo, abbiamo valutato più ragionevolmente la necessità di chiedere alle modelle un certificato medico che, basandosi non solo sulla valutazione dell’IMC, ma anche su tutta un’altra serie di parametri, sia in grado di escludere disturbi alimentari conclamati nelle ragazze chiamate a sfilare o posare.

Il Manifesto, sottoscritto da Alta Roma e Camera Nazionale della Moda italiana, inoltre, impedisce di sfilare alle modelle under 16 e impegna i firmatari a promuovere la diffusione nei negozi anche di taglie come la 46 e la 48. In generale, il tentativo che abbiamo avanzato con Alta Roma e Camera Nazionale della Moda è stato quello di tracciare un confine tra magrezza e malattia e dire basta a esempi sbagliati per le più giovani, promuovendo modelli estetici quantomeno diversificati e comunque positivi e solari per le tante ragazze che vedono nelle mannequin un modello da imitare”.

 

 

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