Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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L’Unità 11 ott. 2006 - «Manovra ottima, comunicazione pessima»

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“Le carenze comunicative del governo in questi giorni sono evidenti. Dobbiamo capire che la comunicazione è sostanza politica. Sulla Finanziaria ministri e leader devono condividere un grande messaggio di insieme da presentare al Paese”. Giovanna Melandri, ministro dei Giovani e dello Sport, fa autocritica sugli errori di divulgazione, ma difende l’impianto della Finanziaria: “Un’ottima manovra che aiuta sviluppo e redistribuzione”
Ministro, il calo di consenso del governo è fisiologico o si poteva evitare con un po’ meno litigiosità?
“Questo non so dirlo, ma un governo con l’ambizione di durare un’intera legislatura deve sapere che la sua iniziativa politica e la sua capacità comunicativa si misurano in 5 anni. Ai cittadini dobbiamo spiegare che questa Finanziaria è impegnativa, e ha carattere straordinario, perché fa rientrare l’Italia in Europa e le consente di agganciare il gruppo di testa”.
Non le sembra invece che si sia andati in ordine sparso, sparando fuoco amico su Padoa Schioppa?
“Non su Padoa Schioppa, sulla Finanziaria. Ma l’architettura della manovra va difesa perché i sacrifici sono commisurati alle capacità contributive e c’è un forte elemento redistributivo”.
Alcuni suoi colleghi incolpano la disinformazione dei media, Rai in testa. Non è un argomento berlusconiano?
“Anziché guardare gli altri trovo più efficace lavorare su di noi. Poi, ho visto anch’io alcuni Tg Rai con cifre fantasiose. Almeno dal servizio pubblico mi aspetterei maggiore puntualità e serietà”.
Ma qualche difetto comunicativo nell’Unione c’è, non crede?
“Io difendo l’impianto strategico, ma sulla capacità di comunicarlo mi sento di fare un’autocritica complessiva. Il punto è che comunicazione e realizzazione politica non sono momenti disgiunti tra loro”.
Crede che la sua autocritica sia condivisa nell’esecutivo?
“Le carenze in queste settimane le abbiamo viste tutti. Non voglio polemizzare, ma ho visto troppi ministri criticare pubblicamente una manovra condivisa in consiglio dei ministri”.
Nomi?
“Guardiamo avanti. Sono lieta che Padoa Schioppa abbia lasciato aperti due temi da approfondire come i rapporti con gli enti locali e il Tfr. La disponibilità del ministro verso le piccole imprese è un fatto importante”.
Anche il dialogo governo-Parlamento non è filato liscissimo, si pensi all’incidente sulla giustizia. Può bastare l’azione dei capigruppo a garantire il raccordo?
“Mi sembra che sia una proposta saggia, il ruolo dei capigruppo è questo. Ma la comunicazione non si ferma ai media e all’aula: dobbiamo andare in giro a parlare con il Paese. Serve un grande messaggio di insieme che va raccon¬tato con un’iniziativa politica, magari parando dagli errori recenti. Facciamo incontri e assemblee con ministri, capigruppo, dirigenti di partito”.
Lei quale sceglierebbe come messaggio efficace
“Tolti i nodi enti locali e Tfr ancora da sciogliere, è un’ottima manovra che pone radici solide per una robusta traiettoria di sviluppo e per un’equa redistribuzione delle risorse”.
Parte della Margherita e Rifondazione bocciano il tavolo bipartisan temendo inciuci. Non è che, rifiutati i “volenterosi”, vi serviranno le crocerossine?
“Anche io ho perplessità su quel tavolo. Abbiamo una maggioranza che sta attuando il programma di governo con cui si è presentata agli elettori. E da noi che devono partire condivisione e coerenza. La disponibilità al confronto serve ma arriva dopo: prima vanno rafforzati i legami interni alla maggioranza”.
Alla comunicazione governativa è stato dedicato il seminario di San Martino in Campo, senza risolvere i problemi. Il portavoce unico aiuterebbe?
“Non credo che serva un portavoce unico quanto un messaggio unico e forte. Servono l’adesione e la condivisione di tutti i ministri e leader di partito. E la consapevolezza che la comunicazione è sostanza politica. Una voce sola è impossibile, un coordinamento tra le voci è auspicabile”.

Federica Fantozzi

 

 

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