ROMA - Romano Prodi indica il nostro ministro per lo Sport come una delle contromisure italiane ai rischi che corre il calcio. A Giovanna Melandri giriamo dunque la domanda.
Come si risponde all’appello lanciato da Platini?
“La migliore risposta arriverà il 24 e 25 ottobre quando il passaggio più impegnativo del Consiglio europeo, riunito sotto la presidenza portoghese, sarà proprio la discussione del Libro bianco della Ue sullo sport”.
E questo in concreto cosa potrebbe cambiare?
“Il Libro bianco rappresenta la possibilità di darsi per la prima volta le basi giuridiche, ma anche concettuali, per poter varare norme comuni europee sullo sport. Un presupposto indispensabile, a cui l’Italia ha dato con entusiasmo il suo contributo. Perché in assenza di queste basi, inevitabilmente le uniche regole che finiscono per contare sono quelle imposte dal mercato. Bisogna invece poter riconoscere il valore sociale della promozione dello sport e armonizzare le norme europee sui diritti Tv, il professionismo, il doping. E mi colpisce la posizione assunta dal premier Brown, anche perchè il ministro dello sport di Blair è stato fra i più attivi al Libro bianco”.
D’accordo, ma Platini parla di una minaccia precisa per il calcio europeo: la nefasta onnipresenza del denaro. Si può davvero fare qualcosa per ridurre lo strapotere dei soldi?
“Sì, se l’Europa si riesce a dotare degli strumenti giuridici necessari, subito dopo si possono varare direttive comuni su materie spinose: il ruolo dei procuratori, la gestione delle scommesse, i diritti Tv”.
Con quale obiettivo?
“Con l’obiettivo di integrare le ragioni del business con le ragioni sociali anche di questo sport. La stessa impostazione a cui stiamo lavorando anche a livello nazionale. Non si dimentichi che questo è il governo che ha lavorato per la contrattazione collettiva dei diritti Tv e una loro distribuzione più equa”.
I procuratori sono riconosciuti un pò da tutti come figure che hanno avuto un ruolo determinante nel far impazzire le cifre che ruotano intorno al calcio. Ma cosa si può fare per limitarne il potere?
“Si possono varare regole comuni in tutta Europa”.
E questo avrebbe un effetto calmieratore?
“Quello dovrebbe essere l’obiettivo. Ma si può pensare anche a strumenti tipo le “salary caps” nel baseball americano, vale a dire a tetti negli ingaggi. Detto questo, è chiaro che nessuno pensa che il calcio possa tornare al tempo dell’Arcadia. E’ ormai uno dei contenuti pregiati del sistema della comunicazione e quindi al centro di grandi interessi economici. C’è però bisogno di trasparenza, di regole e di un equilibrio economico che non mortifichi le professionalità del calcio, ma ne esalti anche il suo valore sociale”.
Il mondo del calcio sarà d’accordo?
“L’appello di Platini testimonia una continuità nella posizione dell’Uefa. Riconosce l’autonomia del calcio, ma chiede all’Europa di intervenire. Anche la presidenza Uefa prima di Platini aveva molto sostenuto il Libro bianco, in parziale conflitto, caso mai, con la Fifa”.
Andrea Palombi
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