ROMA - “Non calpestiamo quella pianticella preziosa che è la mediazione sui Dico raggiunta dal governo”. Di fronte alle polemiche sul disegno di legge per le convivenze Giovanna Melandri, diessina e ministro per le Politiche giovanili, difende la proposta dell’esecutivo.Contesta quanti rilanciano “il tabù dell’ omosessualità” provocando “nuova intolleranza”. E non vuol sentir parlare di scontro tra laici e cattolici: “E’ piuttosto un confronto che vede da una parte i laici e i credenti che difendono la laicità della politica e dall’altra quei laici e quei cattolici che non lo fanno”.
Il vicepremier Francesco Rutelli ha detto che i Dico non sono una priorità. Lei è d’accordo?
“Dei Dico abbiamo bisogno per il bene del nostro Paese: allargare la fascia dei diritti e dei doveri serve alla democrazia italiana. La proposta del governo non è contro la famiglia, ma riduce la quantità di egoismo che c’è in giro, che è la vera minaccia alla famiglia”.
Cesare Salvi, presidente della commissione del Senato che da domani discuterà i Dico, nonché esponente dei Ds come lei, ha detto che la proposta del governo è un pasticcio e che non sarà il testo base.
“Difendo il lavoro del governo, la mediazione complessa raggiunta da Rosy Bindi e Barbara Pollastrini, perché è una mediazione politica alta che vale per tutti. Afferma il valore della visione laica della politica. E’ una pianticella preziosa che va coltivata e non calpestata”.
Ma anche lei ha dei dubbi?
” È una mediazione. Ma preferisco un nucleo minimo di diritti riconosciuti, perché togliere dal sottoscala buio la vita di tante persone che decidono di convivere è più importante di uno scontro ideologico”.
Lei andrà alla manifestazione delle associazioni gay per i Dico?
“Ho votato e sottoscritto un atto di governo. Mi batterò nelle istituzioni perché questo vada avanti. E come ha detto Prodi, non lo butteremo a mare. Al di là delle piattaforme delle due manifestazioni - ce n’è anche una pro famiglia - il rischio che vedo è una contrapposizione tra le ragioni di chi vuole sostenere famiglia e chi vuole estendere i diritti”.
Sarebbe meglio non farle?
“Riconosco il diritto di chiunque di scendere in piazza, ma non vado”.
Il ministro Pecoraro Scanio andrà a quella dei gay. A quella dei cattolici parteciperà il ministro Fioroni. Sbagliano?
“Non voglio giudicare nessuno. lo non ci vado perché sento che il mio impegno deve essere nel governo e nelle aule parlamentari. L’Italia ha bisogno di uscire dalla retorica, proclamata astrattamente e ideologicamente a cui non corrisponde una politica a sostegno della famiglia”.
La proposta di Salvi e le manifestazioni di piazza non rischiano di far saltare l’equilibrio raggiunto?
“Il testo del governo è una mediazione, forse non perfetta. Ma oggi il rischio più grande è farla saltare”.
Questo avrebbe conseguenze politiche nell’Ulivo?
“Commentiamo le cose quando si presentano”.
Sul tema è sceso in campo anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti che ha proposto una grande battaglia culturale nel Paese come è stato per aborto e divorzio.
“La grande battaglia culturale è sulla nozione e centralità della laicità della politica. I Dico possono passare se vinciamo quest’altra battaglia. Però lancerei una sfida culturale e politica anche ai parlamentari dell’opposizione che si riconoscono nella laicità della politica. Ce ne sono molti ma su questa battaglia per ora non ci seguono”.
Quante chance hanno i Dico di essere approvati?
“Io sono ottimista perché il Paese ha bisogno dei Dico. E sono convinta che il Parlamento lo capirà. Per la famiglia occorre non la retorica ma una politica seria, che il governo farà nei prossimi anni. La politica per la famiglia non è solo a sostegno delle famiglie che già ci sono ma anche a sostegno di quelle che non si formano. Significa ammortizzatori sociali a misura del mercato del lavoro flessibile, risposte concrete all’emergenza casa per singoli, conviventi e sposati che non riescono ad affermare la loro autonomia. Ci sono quattro milioni e mezzo di ragazzi che vivono a casa, due terzi vorrebbero uscire ma trovano barriere materiali. Questa è la politica per la famiglia. Senza contare che decine di migliaia di ragazzi scelgono la convivenza come primo passo verso il matrimonio e dunque non è il caso di emonizzare Dico e convivenze”.
Gianna Fregonara
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