Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Corriere dello Sport 02 feb. 2007 - “Si, il 25 febbraio fermiamoci”

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Ministro Melandri, dopo la morte di Ermanno Licursi, lei si aspettava un altro atteggiamento dalla Federazione.
“Mi aspettavo quello che sta nascendo adesso. Una giornata di riflessione, profonda, alla ricerca della vera dimensione dello sport”


Pancalli e il presidente della Lnd, Tavecchio stanno lavorando infatti a un’iniziativa, per il 25 febbraio: qualcosa di più della semplice fermata di tutti i campionati, scelta altrimenti demagogica, secondo il Commissario
“Io sono perfettamente d’accordo con lui. Ci siamo appena sentiti. Abbiamo convenuto che il minuto di raccoglimento deciso a caldo non poteva esaurire la nostra reazione davanti a una tale tragedia”

Così sui campi delle 13.000 società di base si svolgeranno incontri tra tesserati, familiari, autorità sportive e politiche locali, psicologi e sociologi, giornalisti per discutere. Poi alla politica toccherebbe fare.
“Sono momenti diversi, del resto i piani e i livelli del problema violenza nel calcio sono molteplici. Di certo non ci sono scorciatoie. Penso che davanti a un fatto drammatico come quello di San Martino di Finita ci sia prima di tutto un’esigenza di giustizia. Serve una reazione rapida agli effetti di gesti inaccettabili. In questo ambito le riforme varate, sui tempi e i modi della giustizia sportiva sono segnali importanti per il futuro”.

Privilegiare la risposta repressiva non è una scorciatoia?
“Che occorra contemporaneamente un enorme lavoro culturale è fuori discussione. Non ci sono risposte semplici, né tanto meno facili”.

Spesso, quando si parla di violenza, sembra che tutto dipenda dalla qualità dei nostri stadi.
“Forse non c’è una relazione diretta col discorso di partenza. Ma è certo che questo, soprattutto per quanto riguarda i campionati più importanti, è un tema finalmente da affrontare, con o senza Euro 2012, che mi auguro però sia la nostra grande opportunità, da cogliere facendo tesoro degli errori del mondiale ‘90″.

Matarrese su questo tema, si scalda ancora molto, in difesa di quel modello organizzativo
“Io preferisco pensare a processi virtuosi di gestione di nuovi impianti, concepiti su modelli europei, come luoghi aperti, funzionali, oltre che sicuri, magari ribaltando l’ottica di approccio, che debba essere non solo “tecnica”. Sia come sia, serve di certo anche questa riforma, chiamiamola la riforma
degli stadi, a chiudere un programma di tre punti per cambiare in senso moderno il calcio, dopo la riforma dei diritti televisivi e quella del professionismo sportivo”.

Grandi questioni per un mondo che ama pochissimo il riformismo
“Che pure sta cambiando. E potrebbe farlo anche ,grazie a piccoli gesti. Io per esempio vorrei allenamenti a porte aperte, come accade spesso all’estero. Vorrei rendere quotidiano, e dunque normale, il rapporto con gli eroi della domenica. Un modo semplice per togliere tensione a un ambiente troppo spesso isterico”.
A.Sa.

 

 

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