Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
L.go Chigi 19 - 00187 Roma

Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

Area Media » Interviste

Europa 28 apr. 2007 - “La lezione francese”

Salta il contenuto

foto di Ségolène RoyalComunque vada a finire, è certo che d’Oltralpe giungono al riformismo italiano conferme e insegnamenti. E anche qualche lezione. Giovanna Melandri, ministro per lo sport e le politiche giovanili, riflette con Europa su questa straordinaria campagna per l’Eliseo.
Una prima lezione riguarda il socialismo europeo, “costretto” a trasformarsi.
“Una lezione che si chiama innovazione. La lezione francese arriva dopo quella inglese e anche dopo quella spagnola. Di Zapatero si ricorda sempre l’aspetto dei diritti civili e della laicità ma sul piano economico-sociale è proiettato verso un nuovo welfare liberale. La Francia ci porta lì, all’incontro fra mercato regolato e rinnovamento del welfare, fra la cultura liberaldemocratica e quella socialista. Quest’ultima da sola non basta più”.

Cambiare, contaminandosi, per un socialismo tradizionale come quello francese sarà possibile?
“Per i francesi non sarà semplice. Prendiamo l’Europa: li c è un elemento molto “francese”, pensiamo che Fabius fu a capo del No al referendum sulla costituzione europea. Eppure proprio su questo terreno è possibile arrivare ad un avvicinamento con Bayrou, che è il più europeista dei tre candidati più votati al primo turno. Questo dovrà certamente passare attraverso una rilettura dello scarso tasso di europeismo del socialismo francese.”

Su questo il riformismo italiano è mille volte più avanti.
“Sì, questo è un esempio di lezione al contrario, gliela diamo noi… La sinistra italiana un tempo non era molto europeista e oggi lo è. Anche i socialisti francesi dovranno cambiare. Ho apprezzato che Ségolène abbia ipotizzato di tornare a chiedere un’altra volta ai cittadini di esprimersi sull’Europa”.

In che cosa la Royal ha già cambiato il volto del partito socialista?
“L’ha trasformato con le primarie. Chiedendo una legittimazione agli iscritti, anche ai nuovi, anche utilizzando Internet, piuttosto che all’ apparato. È lì che il partito socialista è cambiato”.

Ed è cambiato anche lo schema politico dei socialisti?
“Questa è la novità più importante: il rapporto con la sinistra radicale. Ora non è più subalterno, anche psicologicamente. Il rapporto è quello della sfida, della sfida a governare”.

Finisce nel cestino il detto tradizionale “pas d’ennemi à gauche”.
“Quel paradigma non c’è più. Il problema dei socialisti è saper coinvolgere una sinistra radicale che peraltro è spezzettata in un progetto di governo. Conosco la leader comunista, Marie-George Buffet, era ministro quando io ero nel primo governo dell’Ulivo e so che lei per quanto portatrice di una cultura radicale non si tira indietro rispetto alla prova del governo”.

Anche qui l’esperienza italiana forse è più avanzata…
“È l’esperienza che stiamo facendo col governo Prodi, tenere insieme liberalizzazioni e welfare. Il primo a capirlo è stato Blair”.

Cosa pensa del nascente Partito democratico di Bayrou?
“Il nome ha un’eco familiare… Ma quello di Bayrou è un’altra cosa rispetto al nostro, noi pensiamo ad un Pd più simile, come modello, a quello americano nel quale si trovano posizioni più radicali, liberali e altre più moderate e centriste”.

Sta andando solo a caccia di voti, Ségolène, o punta ad un’intesa politica di più largo respiro?
“Sta cercando una convergenza vera. Io avrei preferito che Bayrou le avesse dato un appoggio esplicito, anzi che ci fosse stato un patto alla luce del sole. Aveva ragione Rocard”.

Chi ha sbagliato?
“Mah, quando le alleanze non si fanno la responsabilità è di tutti e due”.

Luci e ombre della Royal, Ministro Melandri.
“Grandissima ammirazione per il suo coraggio politico, per la forte personalità che ha dimostrato di avere. Qualche perplessità su certe uscite, qualche fragilità per esempio sulla politica estera, questo sì”.

Pensa abbia femminilizzato il modo di condurre la battaglia politica?
“Si sente che in campo è scesa una donna. Solo una donna può avere quella spregiudicatezza di mettersi in gioco malgré il suo partito, sfidando le abitudini più consolidate. E forse una donna meglio di un uomo può stabilire un rapporto così diretto con i cittadini”.

Voto finale?
“Spero di poterle dare 10 e lode domenica sera”.

Mario Lavia

 

 

Torna all'inizio della pagina