Ministro Melandri, visto il polverone è pentita di aver firmato il referendum?
“Questa legge elettorale è orrenda e poco etica: sfido chiunque a dire il contrario. Ha introdotto un inaccettabile livello di instabilità nel sistema politico e tolto ai cittadini due diritti fondamentali: scegliere e giudicare. Ora nessuno può scegliere i propri rappresenanti in Parlamento e non può neppure giudicare il loro lavoro”.
D’accordo ma c’è il ministro Chiti che sta lavorando per trovare l’intesa su una nuova legge…
“E lo fa bene. Ho messo la firma sul referendum, ma tifo affinché il ministro trovi una soluzione. E’ il Parlamento che deve fare la legge, il referendum è un mezzo e non un fine. Un pungolo, il fiato sul collo”.
Non le sembra una contraddizione?
“La contraddizione c’è negli esponenti del centrodestra che appena un anno e mezzo fa, prima delle elezioni, si sono votati a maggioranza questa legge vergognosa e ora fanno la fila per cancellarla”.
Che soluzione auspica?
“Con la spinta del referendum e l’azione parlamentare deve uscire un sistema elettorale maggioritario che stabilizzi il Paese per qualche decennio. Dobbiamo preparare un futuro diverso per i nostri giovani, c’è bisogno di riforme profonde. Per farle servono governi in grado di lavorare per l’intera legislatura”.
Intanto avete riformato lo schieramento dei partiti. Cos’è per lei il Partito Democratico?
“E’ un grande progetto politico. L’incontro storico di tante culture ,dall’azionista, alla liberal-democratica , cattolica, socialista, compreso il Pci di allora, che tutte assieme cinquant’anni fa si ritrovarono nell’assemblea costituente per scrivere la carta costituzionale. Oggi, senza la pretesa di rappresentarle tutte pienamente, con una vicenda politica complessa come la nostra, queste culture che si sono cercate per decenni hanno ritrovato radici e valori comuni. Il Pd rafforzerà il bipolarismo”.
Un’operazione calato dall’alto…
“E’ l’esatto contrario. I congressi della Margherita e dei Ds lo hanno ribadito, si apre un grande periodo creativo per tutti quelli che vorranno portare il loro contributo di idee. L’assemblea costituente nascerà con una grande partecipazione popolare, senza liste precostituite. Mi immagino un protagonismo nuovo, a cominciare proprio dai giovani. Penso a milioni di persone in fila per votare l’as¬semblea costituente. Allarghere¬mo la base dei votanti per coinvolgere anche i ragazzi di sedici anni: tutti potranno essere protagonisti in pieno di questo rinnovamento”.
Intanto Mussi se n’è andato…
“Ora sta a noi dimostrare che que¬sta non è una casa prefabbricata. Il processo di costruione è aperto e c’è molta sinistra di governo che porta dentro i suoi valori. Le mie idee politiche sono anche le idee di Mussi, lui sostiene che non hanno cittadinanza nel Pd, dovremo essere noi a dimostrargli il contrario. Ho un felice presentimento: ci reincontreremo”.
E altrettanto presto servirà un leader…
“Non mancano le figure di valore. Ai blocchi di partenza ci saranno più personalità. Una cosa è certa:Berlusconi calato dall’alto non sarà un esempio da seguire, il nostro leader lo sceglierà la base”.
I sondaggi lanciano Veltroni…
“I sondaggi sono fatti oggi, quindi valgono poco. Ripeto il leader lo sceglieremo a tempo debito con ampia partecipazione democratica”.
E se fosse una leader? C’è in Italia uno Sègoléne?
“Intanto spero che la Royal riesca a vincere. Poi credo e non ho problemi a dirlo, che anche il nostro paese sia maturo per mettere una donna a capo dell’esecutivo. Dico la verità: il tempo era venuto già da un bel pezzo. Ci sono molte figure femminili autorevoli in grado di guidare l’Italia”.
Sarebbe in qualche modo rivoluzionario per le tradizioni italiche…
“Ma in linea con il nuovo partito che deve rinnovare il modo di fare politica. Però, ancora più importante del leader io credo sia formare la squadra: vogliamo spalancare porte e finestre a una nuova generazione. Vorrei un gruppo dirigente formato da un terzo di uomini, un terzo di donne e un terzo di under 40″.
Largo ai giovani, uno slogan vecchio…
“Ma noi l’abbiamo rinnovato. Il ministero delle politiche giovanili che ho il privilegio di guidare, ha cambiato completamente l’approccio culturale, filosofico e pratico. Una volta si andava dritti al disagio, alle tossicodipendenze alla violenza: i giovani erano un problema. Noi abbiamo ribaltato il concetto e consideriamo i giovani una risorsa. E’ un principio che cerchiamo di applicare sempre anche quando affrontiamo insieme ad altri ministeri temi che iguardano i giovani come il bullismo, l’anoressia e la sicurezza stradale”.
Dalla filosofia alla pratica: che succede?
“Ricordiamo che nove mesi fa questo ministero non esisteva. Oggi abbiamo un piano di intervento dove le parole assistenzialismo, paternalismo e mammismo non esistono. Vogliamo rafforzare l’autonomia, la libertà e la creatività dei giovani”.
Come?
“Sono tre i settori principali: lavoro, casa e talento”.
Cominciamo dal lavoro…
“La precarietà del lavoro genera precarietà esistenziale. Abbiamo esteso l’indennità di malattia e di maternità a tutti i lavoratori atipi¬ci ed ai parasubordinati: la considero una svolta. E poi: le imprese che assumono giovani con contratti stabilizzati hanno il correttivo del cuneo fiscale. Tutto questo è già legge. Ora, al tavolo del welfare, proporrò tre cose: l’estensione dei contributi figurativi anche nei periodi di non-lavoro per poer garantire un futuro previdenziale dignitoso. La possibilità di cumulare i contributi. Il riscatto della laurea a costo accessibile.Il tutto, naturalmente, studiando meccanismi di sostegno o sgravi fiscali senza assistenzialismi o l’effetto ‘cuccia-calda’. Il lavoro è una conquista, lo stato deve accompagnare la crescita dei giovani e non abbandonarli”.
Cosa farà per la casa?
“Quattro milioni e mezzo di ragazzi dai 25 ai 35 anni vivono con i genitori. Almeno la metà perché non hanno scelta e possibilità economiche. Così non crescono, non maturano, hanno diritto alla loro vita. Per gli studenti universitari fuori sede abbiamo previsto detrazioni fiscali per l’affitto fino a duemila e 600 euro. Li potranno scaricare anche le famiglie. Questo meccanismo lo vorrei estendere a tutti gli under 30. Poi penso alle case in affitto low-cost ottenute dopo accordi con soggetti finanziari. E incentivi fiscali per i proprietari di case sfitte che decidano di immetterle sul mercato a prezzo equo…”.
Puntare sul talento è una bella novità…
“Ho già investito 2 milioni di euro sul concorso ‘Giovani idee che
cambiano l’ Italia’ che a avuto un successo strepitoso. Sono arrivati tremila progetti-idee per le innovazioni tecnologiche, l’utilità sociale, l’impegno civile e lo sviluppo sostenibile. Ne sosterremo un centinaio. Questa è la strada: vogliamo valorizzare le qualità artistiche e scientifiche dei giovani fino a 40 anni con interventi sulla fiscalità per chi produce reddito dal diritto d’autore o depositando un brevetto abbattendo fino al 40 per cento dei costi di produzione. L’Italia che funziona deve venire a galla. C’era tanto piombo sulle ali dei nostri giovani. Non è facile, ma cercheremo di toglierlo”.
Ma lei come si sente ministra o ministro?
“La signora ministro, così mettiamo d’accordo tutti”.
A Cardiff ha pianto per gli Europei perduti o quando ha visto Carraro e Matarrese?
“Io non piango mai. E sottolineo mai con durezza. E’ solo uno stereotipo facile per la donna in politica”.
Enzo Bucchioni
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