Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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La Repubblica 6 lug. 2006 - I nostri giovani non sono mammoni. Ecco gli Aiuti per farli uscire di casa.

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Trentacinque anni e ancora a casa con mammà, più per forza che per amore, stretti dalla mancanza di un lavoro fisso - il tasso di occupazione giovanile è tra i più bassi d’Europa - e di un alloggio abbordabile per le loro tasche sgualcite. Nell’Italia del 2006 sono costretti a vivere un’immobile adolescenza molti tra gli oltre 14 milioni di maggiorenni under 35. Obbligati a rimandare scelte e una vita da adulti in un futuro sempre più nebuloso: così il 64% abita ancora con i genitori, contro il 12 % dei coetanei finlandesi o il 40% degli spagnoli e il 21 % dei tedeschi, dice una ricerca dell’Unione europea.

Giovani italiani mammoni?
“E’ un problema complesso. Quello che è certo è che molti di loro vorrebbero andarsene ma gli mancano i mezzi, le opportunità e questo è un peccato per tutto il paese. I giovani non sono un problema ma una ricchezza fino ad oggi sprecata, il tesoro nascosto dell’Italia. Bisogna rendersi conto che la ripresa economica e l’investimento sul mondo giovanile sono due facce della stessa medaglia. Non riparte e non si sblocca l’Italia se non si punta decisamente su di loro e se non si investe sulle nuove generazioni. Le faccio un esempio: secondo un nostro studio, spenderebbero infatti più di 5 mila euro a testa per l’arredamento se potessero andare a vivere da soli. Pensi l’impatto sull’economia se quei milioni di giovani bloccati in famiglia potessero diventare indipendenti”.
Parla con passione Giovanna Melandri, ministro senza portafoglio ma con molte idee alla guida del nuovo dicastero voluto dal governo Prodi, che oggi presenterà in commissione Affari Sociali alla Camera le proposte e le linee guida della politica giovanile.

Perché un ministero per i giovani?
” In Europa li hanno da tempo, noi siamo in netto ritardo e per questo c’è ancora più da lavorare in collaborazione con gli altri ministeri per rendere le nuove generazioni autonome. Basti pensare che l’altra sera dopo la partita sette italiani su dieci, dopo i festeggiamenti, sono tornati contenti a casa dei genitori; otto giovani tedeschi su dieci sono tornati, magari un po’ delusi, ma a casa propria”.

Cosa proponete?
“Le idee sono tante. L’accesso per i giovani a mutui agevolati per l’acquisto della casa, come già sperimentato a Roma con il comune a fare da garante, è una di queste. L’obiettivo è di arrivare ad un accordo nazionale - siamo già al lavoro con l’Abi - per raggiungere un accordo-quadro volto a sostenere prestiti agevolati per chi studia, per chi vuole acquistare o affittare una casa, per l’avvio di un impresa in proprio”.

Ma le case sono carissime
“Per questo vorremmo seguire l’esempio di Zapatero che in Spagna ha proposto sgravi fiscali per chi affitta ai giovani e detrazioni per loro”.

E per l’occupazione?
“Il problema è che il tasso di occupazione italiano tra i 20 e i 30 anni è inferiore di dieci punti alla media europea. I giovani non rifiutano il lavoro flessibile ma l’idea di una precarietà permanente”.

Quindi?
“Bisogna riorganizzare il mercato del lavoro. Intanto è possibile da subito utilizzare lo strumento del cuneo fiscale, per sostenere le aziende che stabilizzano i contratti e favoriscono il lavoro a tempo indeterminato. E poi ci sono le liberalizzazioni e la riforma degli ordini professionali, perché nessuno si trovi le strade sbarrate se non è figlio di avvocato o di notaio”.

Altri progetti?
“Promuovere la conoscenza della rete. Oggi l’ignoranza informatica costa 19 miliardi di euro, calcolando il tempo produttivo perso per tentare di risolvere i problemi informatici. Vorremmo quindi investire nella formazione a scuola, nella promozione della banda larga. Ma anche sostenere la creatività dei giovani con sgravi e agevolazioni fiscali come già accade in diverse realtà locali perché possano cominciare una vita propria”.

A proposito lei a che età è uscita di casa?
“Avevo 21 anni, studiavo e sono andata a vivere con un’amica. Ma erano altri tempi, c’erano altri affitti, altre possibilità di lavoro”.

Caterina Pasolini

 

 

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