ROMA - “Non è stato buttato a mare nulla”. Giovanna Melandri, diessina, ministro per le Politiche giovanili e le Attività sportive, smentisce che il governo abbia abbandonato a se stesso il provvedimento sulle coppie di fatto.
E, invece, per lo Sdi il governo ha gettato il sasso e poi ha
ritirato la mano.
“Non penso che sia così. L’esecutivo - in particolare i ministri RosyBindi e Barbara Pollastrini - ha fatto la sua parte mettendo a punto una proposta pienamente rispettosa della Costituzione. Nessuno intende intaccare il ruolo centrale assegnato
alla famiglia, ma soltanto sottrarre le convivenze, anche
dello stesso sesso, a quel sottoscala buio che è l’assenza di diritti e di doveri”.
Il presidente del Consiglio ha sottolineato che ora tocca al Parlamento, perché il governo ha fatto la sua parte. Suona come un abbandonare i Dico al loro destino, dopo tanta fretta nella stesura del testo.
“Il premier Romano Prodi ha soltanto ribadito che l’esito della trattativa all’interno del governo, coerente con quelle sette righe contenute nel programma dell’Unione, viene ora affidato alle Camere. In commissione giustizia al Senato ci sono già altri testi, si discuterà, si procederà a un confronto e nessuno impedisce che si modifichi anche il disegno di legge dell’esecutivo. Non c’è alcuna blindatura, ma un totale rispetto delle prerogative parlamentari. Mi sembra tutt’altro che un rinvio a data da destinarsi. Non capisco il motivo di tanta preoccupazione e insistenza. Nessuno intende tirarsi indietro”.
Ma la foga era tutt’altra visto che si è fatto addirittura un
consiglio dei ministri straordinario per varare i Dico.
”Penso che si stia costruendo inutilmente un caso. Il governo si era impegnato a presentare un testo entro il 15 febbraio. Non c’è stata nessuna foga, ma soltanto il rispetto di una scadenza. E il risultato del lavoro dei ministri è stato un testo di mediazione che riconosce la funzione laica dello Stato e fa compiere un salto alla civiltà giuridica del nostro Paese. Non c’è nulla di male a riconoscere a chi convive diritti e doveri, che siano assistenza medica, possibilità di subentrare nell’affitto, reversibilità della pensione, eredità… E va squarciato anche quel
velo di ipocrisia, perché tutto questo deve valere anche per le coppie omosessuali”.
Il testo non è blindato, ha detto Lei. Quali sono i punti da migliorare?
“I miei dubbi, le mie perplessità le ho manifestate durante il consiglio dei ministri. Non è un mistero che avrei preferito che l’articolo 1 fosse più esplicito e meno tortuoso in quella dichiarazione di convivenza, resa possibile anche attraverso lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. Avrei preferito un testo più avanzato, ma il risultato raggiunto è un’ottima e intelligente mediazione culturale e politica. Sarà il Parlamento,
ora, a valutare se e dove intervenire”.
Una sentenza della Cassazione ha stabilito che, a differenza di quanto previsto per i coniugi, non c’è alcun inasprimento di pena in caso di violenza tra conviventi. Che cosa ne pensa?
“E’ la dimostrazione che serve una legge organica per garantire uguali diritti e doveri. Ed è anche una risposta a chi rifiuta qualsiasi regolamentazione della materia, dimenticando che nella realtà le convivenze esistono e tendono ad aumentare. Il legislatore non può chiudere gli occhi di fronte a quanto accade”.
Maria Paola Milanesio
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