Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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Il Messaggero 20 dic. 2006 - Era un calcio da rifondare

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Matarrese l’attacca, lei che risponde?
“Dico che non c’è nessuna inerenza, che rispettiamo le opinioni di tutti e che c’è anche il tempo per discuterle. Ma se davvero Matarrese è d’accordo con i principi di riforma del calcio che stiamo portando avanti, aggiungo, allora li sottoscriva, dia delle direttive alla sua Lega e ci eviti dei decreti di attuazione quando lo Statuto sarà pronto”.

Fresca reduce dai sei mesi che sconvolsero il calcio, (italiano), il ministro dello Sport Giovanna Melandri non si scompone ma neppure le manda a dire: “Questo del pallone era un mondo da rifondare anche se lo scandalo non fosse scoppiato. Sarebbe bastato andarsi a rileggere il gran lavoro che maggioranza e opposizione insieme avevano fatto nella Commissione Cultura, con un’indagine conoscitiva proprio sul mondo del calcio, per capire che era arrivata l’ora di muoversi. Eppoi, eccola qui la bibbia che tutti dovremmo leggere: il libro bianco di Amaut commissionato da Tony Blair sul calcio in tutta Europa. Sarebbe bastato dargli un’occhiata”.

Eppure, quel famoso giorno a Coverciano…
“La prima reazione, quando lo scandalo scoppiò fu quella di un rifiuto totale di tutto ciò che voleva dire calcio. E non era una reazione giusta. Ecco, noi decidemmo di tenere la Nazionale fuori da questa logica, di metterla al riparo. E facemmo bene”.

Con Guido Rossi come è andata?
“Io Rossi l’ho trovato, è stato nominato commissario della federcalcio quando non avevo ancora giurato come ministro. Sono state preziose la sua autorevolezza e la sua esperienza in campo giuridico, nella riscrittura delle regole interne. Ma sono francamente amareggiata dalle ultime sortite di Rossi sulla “irriformabilità” del mondo del calcio. Noi le riforme le stiamo facendo: la Commissione per il professionismo sportivo è partita proprio in questi giorni”.

Le sentenze l’hanno soddisfatta?
“Il ministro dello Sport non commenta le sentenze”.

Diritti tv, non è curioso che proprio lei debba rimetter mano a delle norme dettate da un altro governo di centrosinistra?
“Non è curioso affatto. Quando la contrattazione squadra per squadra venne varata era un altro mondo. Un mondo che poi è cambiato, come a più riprese l’Antitrust italiano e quello europeo hanno avvertito. Ma i governi che si sono succeduti non hanno voluto ascoltare. Ora stiamo andando verso una quota fissa “prevalente” per tutti e una quota da assegnare per bacino di utenza e meriti sportivi. Con un’ultima percentuale da destinare ai vivai. C’è, insomma anche un’ impronta sociale”.

Finanziaria, il Coni è contento. Fra tante lamentele, lei fa la figura del miglior sottosegretario democristiano. Che porta a casa tutto quello che c’è da portare…
“Che paragone… La verità è che tutti hanno fatto la loro parte con lealtà e correttezza. E io non ho chiesto un euro di più di quelli che lo sport già aveva. Ci sono stati quattro-cinque giorni difficili. Alla fine hanno capito”.

Un bilancio di questi sei mesi?
“Andiamo orgogliosi di quello che stiamo facendo proprio nel campo sociale, per migliorare il rapporto fra sport e scuola e fra sport e salute. Abbiamo ottenuto 90 milioni per le palestre scolastiche, abbiamo due milioni di euro per un progetto di educazione motoria dei bambini delle elementari in tre scuole per provincia. Ed è previsto dalla finanziaria uno sgravio fiscale fino a 210 euro per ogni figlio iscritto a un’associazione sportiva. Abbiamo creato anche un fondo per i grandi eventi internazionali, rifinanziato l’Istituto per il credito sportivo e aumentato di sei volte le disponibilità del Comitato Paraolimpico.”.

Che sport pratica il ministro dello sport?
“Lo sanno un po’ tutti che ero una sciatrice. Ma adesso non più: l’unico sport che faccio è quello di correre dietro a mia figlia”.
di Nino Cirillo

 

 

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