ROMA - “Dai presidenti mi attendo grande collaborazione perché un nuovo equilibrio conviene a tutti. Il calcio è la locomotiva dello sport italiano e se deraglia tutti finiscono per essere danneggiati”. Giovanna Melandri è il Ministro dello Sport che assieme al collega Paolo Gentiloni (alle Comunicazioni) ha firmato la legge delega sui diritti televisivi. Anni di scontri all’interno del mondo del pallone che ora potrebbero terminare: si torna alla vendita collettiva e a una distribuzione più equa dei ricavi.
Soddisfatta?
“Sì, perché abbiamo preso una iniziativa importante, e perché intorno a questa iniziativa si è creato un clima positivo: consensi sono arrivati da ampi settori dell’opposizione”.
Forza Italia esclusa…
“Non è una novità: ricorda bene che alcuni mesi fa fu Forza Italia che fece saltare la legislativa. Però, oggi registro la disponibilità di Ciocchetti, di Ronchi e sono convinta che lo strumento della legge-delega sia il più efficace. Potevamo intervenire con decreto, ma non ci sarebbe stato il confronto. Ora abbiamo a disposizione sei mesi e confido in un rapporto costruttivo”.
Non pensa che la cattiva distribuzione delle risorse sia stata la causa di molti fenomeni degenerativi?
“Il calcio italiano, per motivi storici, ha vissuto in una sorta di bolla all’interno della quale sono esplosi fenomeni di crisi. Era necessario che il Governo avviasse una stagione di riforme per rilanciare la competitività e per costruire un nuovo equilibrio”.
Si è perso, forse, un po’ di tempo…
“Il problema del riequilibrio era stato sottolineato anche nella scorsa legislatura dalla commissione cultura: semmai bisogna domandarsi perché quelle indicazioni siano rimaste lettera morta. Orientamenti favorevoli alla vendita collettiva sono venuti dall’Europa: il sistema incentrato sulla negoziazione individuale non era stato in grado di correggere il limitato potere negoziale dei cosiddetti club minori. Quello calcistico è un mercato particolare in cui i vari soggetti in competizione sono legati gli uni agli altri. E’ questa la specificità”.
Una bella inversione di rotta rispetto al ‘99
“Rispetto ad allora sono mutati gli orientamenti, a cominciare da quelli dell’Antistrust, europea e italiana. Oggi il modello Uefa-Champions League che noi abbiamo adottato, è considerato quello più corretto. Nel ‘99 prevaleva la paura dei “cartelli”".
Lo scandalo ha accelerato i vostri tempi?
“Il calcio italiano ha bisogno di nuove regole e di un nuovo equilibrio a prescindere dagli esiti dei processi. Noi facciamo la nostra parte: sullo sport c’è un’ampia iniziativa cheil governo italiano intende assumere, anche a livello euroneo. Dobbiamo ringraziare Tony Blair che ha dato un notevole impulso allo studio sul mercato calcistico. Sulla base di quei risultati bisognerà adottare tre direttive, sui procuratori, sulle scommesse e sulla circolazione dei giovani calciatori. Ma dall’Europa non viene solo l’invito a vendere collettivamente i diritti, ma anche a limitare i costi, ad adottare forme di salary cap”.
Per questo ha annunciato un intervento sulla disciplina delle società professionistiche?
“Dobbiamo fare il tagliando alla legge ma con grande cautela perché il tema è delicato:ci sono i diritti, gli interessi dei risparmiatori che hanno investito in borsa. C’è un problema di fragilità patrimoniale delle società”.
Si parla di una legge-obiettivo sugli stadi.
“Le posso dire che in autunno istituiremo presso il ministero dello sport una commissione sulla gestione degli stadi. Ne ho giù parlato col ministro Amato”.
Che futuro intravede per il calcio Italiano?
“L’ho detto a Coverciano: ci attendevano due partite. La prima ha prodotto una meravigliosa cavalcata. Usciremo a testa alta anche dalla seconda, quella per il ripristino delle resole”.
Antonio Maglie
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