ROMA- “Sì, io credo proprio che si possa dire che con questo accordo e con la capacità di riorientare il sistema generale verso i giovani del lavoro flessibile, si siano posti i primi mattoni di quel nuovo patto fra generazioni di cui molto si parla in questi giorni”
Giovanna Melandri, ministra per le Politiche giovanili, è molto soddisfatta per l’accordo raggiunto ieri e respinge le accuse dell’opposizione, che invece ha parlato di bluff.
“Non mi pare che si possa liquidare in questi termini: infatti, l’intera manovra regge dal punto di vista finanziario. Alla fine otterremo un assetto previdenziale sotto il profilo della sostenibilità migliore di quello di altri Paesi, come la Germania. Quanto alle politiche di sostegno per i giovani, avremo un sistema migliore di quello inglese.
Il tutto, sottolineo, è stato ottenuto con la concertazione e con il dialogo, che resta l’elemento vincente”.
A chi esprime dubbi sull’opportunità di tornare indietro rispetto a riforme previdenziali già varate (i dubbi, per sintetizzare, dell’Ocse, che proprio non riusciva a capire perchè si dovesse pagare due volte il prezzo politico di una riforma già varata) la ministra replica:
“Guardi, sulla questione “scalone” abbiamo salvaguardato gli aspetti positivi della normativa Maroni per quel che riguarda la sostenibilità finanziaria, perché mantiene la direzione dell’aumento dell’età pensionistica, correggendo al tempo stesso i difetti della riforma. Si rispecchia in partenza e in arrivo l’incremento dell’età, trasformando lo scalone in scalini. Del resto - aggiunge - non si fanno riforme sociali facendole pagare tutte, dalla sera alla mattina, a una sola classe anagrafica.
Però occorreva tener fermo il principio per cui gli assetti demografici richiedono un innalzamento dell’età previdenziale. Ma, ripeto, non c’è solo lo scalone”.
La ministra tiene infatti a ricordare che nell’accordo raggiunto esistono ben cinque linee d’azione che sono interamente finalizzate a ricollocare al centro dell’attenzione i giovani del mercato del lavoro flessibile.
Melandri elenca: “Punto primo: c’è la totalizzazione contributiva. Non un euro dei loro contributi andrà più perduto perchè avranno la possibilità di realizzare il cumulo.
Punto secondo: c’è la possibilità di ottenere il riscatto della laurea a costi molto meno onerosi.
Punto terzo: sono previsti gli ammortizzatori sociali”.
Già, se ne parla da tanto tempo.
“Appunto: se ne parla da tre legislature e adesso si comincia a mettere in pratica. E dunque, sostegno al reddito e indennità di disoccupazione, anche per i lavoratori a tempo determinato. A questo si collega un altra linea d’intervento, che è la copertura contributiva figurativa piena, ai fini previdenziali nei periodi di non lavoro, cioè nella pausa non volontaria tra un lavoro e l’altro. È un’altra misura che “parla” a tutti quei giovani che conoscono bene la realtà di un lavoro intermittente. Se c’è indennità di disoccupazione, la copertura contributiva è collegata a questa indennità. Altrimenti, si dà al giovane la possibilità di
versarsi i contributi”.
Poi c’è l’aumento dell’aliquota contributiva per il lavoro flessibile, che forse non sarà salutato con favore dagli interessati.
“Questa misura - dice la ministra - va spiegata: il Governo sta facendo una scelta, che è quella di ridurre il divario del costo del lavoro atipico rispetto a quello stabile. Il gap è stato già ridotto di nove punti con l’aumento dell’aliquota contributiva nella scorsa Finanziaria, dal 18% al 23%. E adesso prevediamo, nell’intesa con le parti sociali, di portarlo al 26 per cento. Insomma, flessibilità non deve equivalere a precarietà. Rendendo meno vantaggiose queste forme contrattuali, si scoraggia il ricorso sistematico al “discount” del mercato del lavoro”.
Il costo per l’Erario di questo un insieme di norme non è esoso, spiega ancora Melandri. “Un insieme che tra l’altro comprende anche l’aumento dell’importo delle borse e degli assegni universitari, allo scopo di compensare l’incremento dell’aliquota contributiva. La sua copertura economica complessiva è pari, infatti, a 600 milioni di euro”.
Rossella Bocciarelli
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