Un animo diviso in due. Da una parte c’è la tifosa, l’appassionata di calcio che va alle partite della Roma, la sua squadra del cuore, e vola in Germania quando gioca l’Italia. Dall’altra c’è il ministro dello Sport, la donna chiamata ad affrontare il più grave scandalo della storia del calcio. Giovanna Melandri è sbigottita per la bufera che ha travolto il pallone. Ma l’indignazione non basta. Da un ministro ci si attende la ricetta per uscire dalla crisi. Soprattutto ora, visto che qualcuno, sull’onda delle imprese dell’Italia ai Mondiali, chiede l’amnistia per i responsabili di Calciopoli.
Ministro, l’entusiasmo per la Nazionale ci farà dimenticare il malaffare?
“Se c’è qualcuno che crede di coprire gli scandali con il frastuono di un gol azzurro, si sbaglia. Chi ha infranto le regole, deve pagare. Parlare di amnistia è un’idiozia. Il calcio ha bisogno di una grande riforma. La partita della Nazionale è diversa da quella dei processi sportivi in corso. Teniamo le cose separate”.
Secondo lei, chi ha tradito il calcio?
“Come ministro, non voglio esprimermi su procedimenti in corso. Aspettiamo la fine del processo sportivo: sapremo chi ha ingannato i tifosi”.
Ma un’opinione se la sarà fatta.
“Spetta ai giudici, non a me fare i nomi”.
E da appassionata di calcio, come ha reagito quando è scoppiato lo scandalo?
“Devo ammettere che mi sono sentita delusa. All’inizio incredula, poi amareggiata”.
Il rigore concesso all’Italia contro l’Australia a molti è parso dubbio. Lei come l’ha visto?
“Ma io sono un ministro, non mi sembra serio mettermi alla moviola. Però sono d’accordo con Lippi quando dice che è un po’ troppo considerare gli azzurri solo fortunati. Per esempio, contro l’Ucraina la squadra ha offerto un grande spettacolo”.
Cosa ha provato dopo il volo nel vuoto di Gianluca Pessotto?
“Sbigottimento e inquietudine. Spero davvero che l’ex juventino riesca a superare il dolore e la sofferenza che lo hanno spinto a un gesto così drammatico. Gli auguro di riprendersi al più presto”.
Da dove vuole cominciare per risanare il calcio?
“Dai diritti tv. Il fatto che ogni società negoziasse i diritti per conto suo ha provocato troppi squilibri economici tra i vari club. Non dovrà più accadere. Ci vuole una redistribuzione più equa”.
Altri provvedimenti?
“Bisogna mettere un freno a certe spese folli. Le organizzazioni sportive europee devono introdurre tetti agli ingaggi dei giocatori. I modelli ci sono. Per esempio, la NBA americana, l’associazione delle squadre di basket”.
Sarà sufficiente cambiare le regole per guarire il calcio?
“Sono passaggi fondamentali. Appuntamenti da non perdere. Serve aria nuova”.
Dopo quello che è accaduto, lei va allo stadio con l’entusiasmo di sempre? “Certo, perché bisogna fare pulizia, ma il calcio resta un gioco meraviglioso”.
Maurizio Dalla Palma, Stefano Cardini
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