Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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La Repubblica 12 nov. 2007 - “Niente giustifica questi incidenti domenica fermiamo tutto il calcio”

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stadio vuoto con palloneROMA - “Domenica prossima tutti gli stadi italiani chiusi in segno di lutto”. E’ questa, dopo l’uccisione di Gabriele Sandri e i disordini che ne sono seguiti, l’opinione di Giovanna Melandri, Pd, ministro dello Sport e delle politiche giovanili. Che ora difende l’efficacia del decreto Amato sulla sicurezza degli stadi approvato a febbraio, dopo la morte dell’ispettore Raciti.
Ministro, sarà sufficiente una giornata di sospensione per calmare la tensione che s’è creata fra ultrà e polizia?
“La decisione la devono prendere i presidenti del Coni, Giovanni Petrucci, e della Federazione Calcio, Giancarlo Abete, che ho convocato oggi al Ministero, d’intesa con il ministro dell’Interno. La mia convinzione, però, è che domenica prossima, anche se non ci sono partite di serie A, non si debbano giocare neppure le partite di categoria inferiore”.

Perché ha convocato per oggi Petrucci e Abete?
“Per valutare come manifestare il cordoglio alla famiglia di Gabriele. Ma anche come isolare i violenti e testimoniare, con la forza evocativa che nel mondo dello sport ha il calcio, i veri valori degli sportivi, molto lontani dagli episodi di teppismo di ieri sera. Chiederò loro un segno simbolico del mondo dello sport di raccoglimento e di riflessione”.

La morte di Gabriele ha scatenato la reazione dei tifosi contro le forze dell’ordine. Si sarebbero potuti evitare i tafferugli sospendendo ieri tutte le partite e non solo quelle a Roma e Milano?
“Sospendere tutto il campionato a poche ore dall’inizio, con le tifoserie in movimento, non sarebbe stata la soluzione più saggia. Avrebbe potuto produrre effetti non governabili. Penso che la saggezza del mondo del calcio abbia valutato quali fossero le città più a rischio, rinviando solo là le partite. Condivido pienamente la scelta di aver sospeso la partita di Roma”.

Come giudica lei il comportamento del poliziotto che ha sparato ammazzando Gabriele.
“Giuliano Amato ha parlato di un “tragico errore”, Antonio Manganelli ha assicurato che saprà assumersi le sue colpe. Io mi fermo in queste parole chiare e senza reticenze del ministro dell’Interno e del capo della polizia”.

Il segretario del sindacato di polizia Siulp, Oronzo Cosi, chiede a lei, ministro dello Sport, di “sciogliere le tifoserie organizzate, che sono la minoranza”. Cosa gli risponde?
“Il decreto Amato di febbraio vieta le trasferte organizzate, e qualsiasi legame economico fra società e associazioni di tifosi. Sono state inoltre introdotte tutte le misure repressive anche severe. Il punto, però, è che non sono associazioni di tifosi le bande che abbiamo visto nelle strade di Roma. Quelli sono dissennati”.

Quello che è accaduto ieri, però, sembra vanificare tutto il lavoro del Viminale all’indomani della morte dell’ispettore.
“Va precisata una cosa: quello che è successo ieri sera, come i danneggiamenti di Roma, l’assalto al Coni, la “casa dello sport italiana”, è un comportamento dissennato di facinorosi che non hanno alcuna giustificazione. Si tratta di teppisti che hanno disonorato non solo lo sport, il “calcio”, e milioni di italiani, ma anche e soprattutto la memoria di questo giovane ragazzo morto per un tragico incidente”.

Il decreto Amato sugli stadi sembra però essersi rivelato insufficiente ad affrontare l’escalation di violenza fra tifoserie.
“Non è affatto vero. Anzi. In questi mesi, dopo febbraio, sono stati fatti tanti sforzi per rimettere in piena sicurezza gli stadi italiani. L’Osservatorio del Viminale ha fatto un lavoro saggio per prevenire la violenza dentro e fuori. Quel decreto ha prodotto risultati in termini di prevenzione della violenza durante le partite. Ma qui, purtroppo, ci troviamo molto lontano dagli stadi: ciò che è avvenuto ieri, in un Autogrill, è stata una tragedia” .

Alberto Custodero

 

 

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