Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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La Stampa 03 feb. 2007 - “Una domenica di stop non è sufficiente”

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Ministro Giovanna Melandri: un morto e 100 feriti a Catania in scontri violenti fra tifoserie e polizia. Che segnale è per il calcio italiano? Dopo Calciopoli, sembra un ciclo infernale.
“Bisogna dire basta. Non si può più tollerare tutto questo. E bene ha fatto il commissario Pancalli a sospendere i campionato. Ma non è sufficiente. Il campionato deve ripartire solo quando saremo sicuri di aver trovato un modo per fermare la violenza che sta intossicando il calcio e lo sport in generale. Ho sentito sia il presidente Prodi che il ministro degli Interni Amato: siamo d’accordo, bisogna voltare pagina”.

In che modo?
“Tutti devono assumersi le loro responsabilità. Bisogna trovare un modo per dare ai club un controllo maggiore sulle tifoserie”.

Questo si dice da anni, ma alla fine non succede mai. Perché?

“Non succede per molti motivi. Ma penso che bisogna cambiare il modello di gestione degli stadi. Trasformarli in qualcosa di completamente diverso. Oggi sono delle cattedrali nel deserto che aprono una volta alla settimana, con molti oneri a carico degli enti locali. Bisogna privatizzarli e pensare a una gestione in cui anche i club abbiano interesse a far sì che diventino luoghi della socialità come sono in tutta Europa. Luoghi dove accadono anche altri eventi, dove le famiglie che ora li disertano possano pensare di ritornare a godersi uno spettacolo amato dagli italiani”.

In Gran Bretagna hanno sconfitto la violenza degli hooligans in un modo più drastico: con pene che prevedono il carcere per i facinorosi.

“Questo è un aspetto della faccenda e può essere una delle strade da percorrere per contrastare chi si rende protagonista di episodi come questo, inaccettabili. Sanzioni e pene adeguate, certo. Ma sono molte le cose che bisogna fare. Ne discuteremo con Prodi e Amato nelle prossime ore. Intanto si sospende il campionato”.

Solo per una giornata?

“Tanto per cominciare ci fermiamo questo week end, l’importante è aver deciso lo stop, Senz’altro il calcio non può ripartire finché non troveremo un’intesa tra governo e mondo del calcio. Non è un problema di controlli e metal detector, è una questione più profonda che si risolve su piani diversi. Ci vuole un giro di vite per le sanzioni e questo spetta ad Amato. Ma io come ministro dello sport ritengo che una vera svolta ci sarà solo con un modello diverso di stadi”.

A chi spetta colpire i club o riportare l’ordine?
” Sono le società che devono avere maggiore controllo, dobbiamo discutere con tutto il mondo del calcio, ognuno si deve assumere le sue responsabilità. Il problema è, insisto, trasformare gli stadi italiani. Le famiglie oggi stanno alla larga. Lo stadio deve tornare ad essere un luogo festoso dove ci si va per godere degli spettacoli”.

Lo Monaco parla di colpa dell’arbitro.
“E’ chiaro che ci sarà un’inchiesta interna ed una giudiziaria. Intanto un
agente è morto che stanotte come sempre era di servizio, con moglie e due figli”.

Ma Prodí ha promesso un segnale forte. Quale sarà?
“Il primo è stato la chiusura del campionato. Ci sentiremo nelle prossime ore con Amato e i vertici del calcio per valutare insieme la situazione e i provvedimenti urgenti. Dobbiamo creare le condizioni per far ripartire i campionati”.

Maria Grazia Bruzzone

 

 

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