Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
L.go Chigi 19 - 00187 Roma

Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

Area Media » Interviste

La Stampa 12 feb. 2007 - “Via dagli stadi gli ultrà che hanno fischiato”

Salta il contenuto

stadio Allora, ministro, come è andata la prima domenica del nuovo calcio? Dopo Catania, do­po le avanzate e le retromarce, le promesse e le minacce, le po­lemiche e le speranze, dopo i pianti e la rabbia, siamo di nuo­vo qui, a santificare la festa con il pallone. E’ andata così così, un po’ come sempre. Ma per Giovanna Melandri, la prima cosa da dire è che “intanto il calcio è ripartito, e in modo di­verso. E questa è la cosa più importante”.

Sicura? Ci sono stati i fischi alla polizia a Roma, Genova, Torino. Le code di San Siro, le proteste degli addetti ai lavori, le dichiarazioni di Mancini, quegli stadi irreali coperti dal silenzio…
“Cominciamo da un dato. E’ importante valorizzare il fat­to che siamo ripartiti perché tutti si sono presi le loro re­sponsabilità. Il governo con delle misure severe, senza precedenti, da far rispettare, e la Lega decidendo di gioca­re. Senza considerare che cer­ti lavori per gli stadi, che era­no fermi da un anno, improv­visamente sono stati realizza­ti in un batter d’occhio, e que­sto è un altro effetto positivo.Ora è chiaro che i problemi non sono scomparsi e che non tutti gli imbecilli sono rimasti a casa. La cultura del nemico e il vuoto in cui prospera non si possono aggirare con un de­creto legge. Il nostro è un pro­getto a lunga scadenza che guarda avanti, che ha bisogno di tempo e che vuole cambia­re questo mondo anche nei suoi valori. Ci vogliono i mu­scoli: per questo abbiamo fat­to le leggi. Ma anche cuore e intelligenza. Noi abbiamo in testa altri modelli di stadi, l’educazione nella scuola, rap­porti diversi con i tifosi e le so­cietà”.

Torniamo ai fischi di Roma, pe­rò…
“Intanto sottolineiamo pure il fatto che gli applausi erano molti di più”.

Già, ma quei tifosi che hanno voltato la schiena?
“Ritengo che con le nuove norme verranno puniti e non potranno tornare allo stadio. Non ci sono scorciatoie. Però voi media imparate anche a guardare e a insegnare le co­se buone. Perché ad esempio nessuno parla del progetto di educazione nelle scuole, che stiamo realizzando assieme al ministro Fioroni? Una parte di quello che stiamo facendo è trasversale a destra e a sini­stra, e riguarda la costruzio­ne del futuro del calcio. Una nuova cultura, stadi diversi, l’insegnamento nelle prima­rie e nelle secondarie. Il modello inglese ha funzionato an­che perché questi investimenti non sono stati sottovalutati. Le leggi severe da sole non ba­stano. Sono d’accordo con Spal­letti: impariamo a dare visibili­tà alle esperienze positive. Poi certo ci vogliono pure i musco­li, e quei tifosi saranno allonta­nati”.

E a Genova e a Torino?
“Vale lo stesso discorso di Ro­ma: i nuovi provvedimenti e la videosorveglianza permettono di riconoscere chi ha compiuto certi gesti e di intervenire. Se ci sono stati fischi pure a Geno­va e a Torino, verranno puniti come a Roma”.

Questo è un impegno duro, se ne rende conto?
“Le leggi adesso ci sono. E le leggi vanno rispettate”.

Il fatto è che in questa domenica sono arrivate anche le critiche. L’allentatore dell’Inter Mancini ha detto che così è meglio ferma­re tutto e ripartire a settembre.
“Lui dice questo, ma ci sono molte società che al contrario pretendono di ricominciare”.

E le code infinite ai tornelli di San Siro?
“Se ci sono le code, mi dispiace, ma si fanno le code. Io, invece,
sono favorevolmente colpita dal fatto che a San Siro si è po­tuto entrare. La sicurezza pri­ma di tutto”.

Che cosa risponde a Berlusconi che ha parlato di provvedimenti li­berticidi?
“E’ un po’ curioso. Proprio lui che avrebbe dovuto farli tanti anni fa e che avrebbe dovuto farli rispettare. La legge Pisa­nu è del 2005 e su quella legge abbiamo ereditato un meccani­smo di deroghe che la vanifica­va di fatto. Lo so che non bisognerebbe parlare di eredità, che viene l’orticaria a chi legge. Ma va detto a chiare lettere che senza quello non saremmo in questa situazione. C’è un bene primario, che è quello della si­curezza, mi dispiace tanto per Berlusconi”.

Ma siamo così sicuri che la partita della sicurezza è già vinta?
“Non dico questo. Intanto, voi non parlate sempre e solo dei ti­fosi violenti. Ci sono pure quelli che sono d’accordo con noi, e sono tanti. Tutti quelli della re­te Fare, ad esempio, che dovre­mo incontrare questa settima­na. Noi stiamo gestendo una transizione, dovete guardare al risultato finale del progetto. Il prossimo passo è quello degli stadi: privati, piccoli, con la po­lizia fuori, gli steward dentro, servizi commerciali all’esterno”.

Come quello che vorrebbe fare la Juve?
“Sì, lo posso dire. Quello è il modello giusto”.

Allora, tiriamo le somme: giudizio finale?
“Dobbiamo abituarci al fatto che questa transizione sarà lunga. E’ necessario isolare i violenti, e la violenza può essere sconfitta solo se tutti faranno la loro parte. Alle società di calcio chiediamo di recidere i legami con le frange più estreme dei tifosi. Ai media di cambiare i toni e di prestare più attenzione allo cose positive. Bisogna ripartire da una cultura sportiva diversa che deve affondare le sue radici nelle scuole”. 

Pierangelo Sapegno

Foto FGCI

 

 

Torna all'inizio della pagina