Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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La Stampa 30 gen 2007 - “Stadi privati e aperti, il calcio entri sul mercato”

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TORINO- Ministro Melandri, perché alla presidenza della Uefa non le piaceva il riformatore Platini?
“La verità è che non mi sono mai occupata della questione. Ho troppo rispetto per l’autonomia e le prerogative della Federcalcio, i cui dirigenti tra l’altro si sono schierati a favore di Johansson con dichiarazioni pubbliche”.

Soprattutto Carraro. Forse era il caso che si esponessero altri, non un ex presidente la cui gestione ha indotto il Coni a commissariare la Figc.
“Ribadisco, in molti hanno fatto dichiarazioni di voto, non io. Il Ministero non ha esercitato pressioni nè ci sono state interferenze. A Platini faccio gli auguri, prima delle elezione l’ho incontrato a Roma e adesso è inutile parlare di quello che avrebbe potuto essere. Il ricambio generazionale aiuterà il calcio. E noi collaboreremo con la Uefa”.

Johansson vi aveva dato garanzie sull’assegnazione degli Europei 2012?
“Quella dell’Italia è una candidatura forte, chiunque sia il presidente della Uefa”.

Agli Europei è legata la ristrutturazione degli stadi italiani, perlopiù vecchi, insicuri e chiaramente inadeguati. Da dove arriveranno i soldi?
“Questo Governo dice no ad una logica assistenziale, ad un trasferimento di risorse pubbliche in conto capitale. Interverremo a supporto di investimenti affidati al mercato”.

Tassi zero o agevolati?
“Agevolati”.

Per la verità Cobolli Gigli, presidente della Juventus, ha dichiarato che per ristrutturare il Delle Alpi si aspetta tassi vicini allo zero.
“Ho letto l’intervista e mi sembra che parlasse indifferentemente dell’una o dell’altra soluzione. Abbiamo accantonato in Finanziaria 20 milioni all’anno per vent’anni. Dico accantonati perché la disponibilità delle risorse dipenderà dagli Europei”.

Se non verranno assegnati all’Italia, saremo costretti a tenerci questi stadi?
“Non direi, il rinnovamento e la trasformazione dei nostri impianti è un’esigenza ineludibile, vogliamo adeguarci agli standard di campionati come quello inglese, tedesco o spagnolo. A differenza di altri Paesi, gli stadi italiani non appartengono alle società di calcio ma agli enti locali. Sono strutture sotto-utilizzate che gravano sui bilanci pubblici. Noi diciamo basta alle cattedrali nel deserto aperte un solo giorno alla settimana, puntiamo a strutture inserite nel territorio urbano che diano solidità patrimoniale ai club. A cominciare da quelli quotati in Borsa”.

Stadi privati per legge?
“Per legge no, ma la direzione è quella. Laddove non ce la facessero economicamente, i club potrebbero farsi affiancare da altri privati. Perché lo stadio diventi un polo di intrattenimento e attività commerciali - per esempio ristoranti, palestre - è necessario che viva sette giorni su sette”.

Sembra ottimista sull’intraprendenza dei presidenti italiani.
“Metteremo a disposizione una rete di “project financing”. E’ vero, siamo fiduciosi. Anche perché non esistono alternative a questo modello”.

A proposito di modelli. Per Galliani la legge approvata alla Camera che ripristina la vendita collettiva dei diritti televisivi affosserà i grandi club.
“È la posizione di una sola società, tra l’altro alla Camera le forze politiche vicine a quella società hanno usato parole molto diverse. La verità è che la nuova legge non ha esclusivamente una finalità solidaristica. Nel medio periodo contiamo di aumentare il valore dell’intero sistema calcio. Abbiamo commissionato uno studio: il marchio della campionato italiano sarà più riconoscibile e appetibile, esattamente come accade per la Premiership inglese e la Liga spagnola”.

Stadi e diritti tv: basteranno questi due punti a guarire un movimento in stato comatoso?
“Ce n’è un terzo, la riforma del diritto societario. A dicembre abbiamo insediato un’apposita commissione, il 31 marzo verrà elaborata una proposta normativa. Mi rendo conto che non sia ipotizzabile un ritorno tout-court alla natura non lucrativa delle società ma bisogna introdurre dei correttivi. Penso ai soggetti collettivi del campionato inglese, alla figura del “supporter director”, penso ovviamente all’azionariato popolare. Funzione sociale e stabilità economica”.

I club continueranno a quotarsi in Borsa?
“Non sono contraria al “delisting” ma questo è un tema delicatissimo. Di certo bisogna studiare adeguati strumenti a tutela dei piccoli risparmiatori”.
Guido Boffo

 

 

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