Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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L’Unità 16 gen. 2008 - “Questa protesta non è laicità, è santa inquisizione”

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Foto del Papa RatzingerROMA- “Mai issare la bandiera per limitare la libertà di parola di nessuno. Spero che un’altra istituzione universitaria possa invitare in futuro papa Ratzinger a parlare, ma anche il rabbino capo e i leader spirituali del nostro tempo”.

Il ministro per le politiche giovanili e le attività sportive Giovanna Melandri parla da Madrid e dice: “Visto da qui quello che è accaduto è triste: proprio oggi (ieri, ndr) il Forum dell’alleanza delle civiltà ha scommesso sul dialogo, sull’incontro e il reciproco ascolto. Ha scommesso su un’idea di laicità come costruzione di spazi neutri, in cui ci si possa ascoltare e costruire alleanza di civiltà. L’Italia ha portato l’esperienza pilota della Consulta delle associazioni giovanili di tutte le confessioni religiose. Un’esperienza importante, contraria al laicismo che a Roma ha prodotto questo brutto risultato”.
 

Il Papa ha rinunciato a parlare alla Sapienza. È una sconfitta del pontefice o dello Stato italiano e del governo?
” E una sconfitta per la laicità, per la democrazia e la libertà. Ha perso l’Italia laica che costruisce i luoghi per il dialogo reciproco”.

Ma Ratzinger non poteva legittimamente affrontare il dissenso?
“Non vorrei che aggiungessimo l’interpretazione al gesto. Ne prendo atto. A me dispiace. Penso che sia stato un grave errore e parlo da laica. La laicità per me è sempre la costruzione di spazi di ascolto e di conoscenza. La laicità contro, che non fa parlare, è invece laicismo e santa inquisizione laica. Non ho nostalgia per chi divideva l’Italia tra chi stava da una parte o l’altra di Porta Pia. La sfida per il mondo globalizzato è quella del confronto, del dialogo reciproco”.

È stato davvero dannoso il dissenso dei 67 tra docenti e scienziati oppure tutta la vicenda dell’invito al Papa poteva essere gestita in maniera diversa? “Non condivido il divieto e l’intimazione. Se l’intento dei 67 era quello di riconfermare i valori della laicità, hanno ottenuto il risultato opposto. Mai issare la bandiera per limitare la libertà di parola. Di nessuno”.

L’ordine pubblico sembra non c’entri. Dietro la marcia indietro di Ratzinger coglie invece qualche forzatura politica?
“Non lo so e non mi interessa. La notizia è un’altra: si è manifestato un dissenso e il Papa ha rinunciato alla Sapienza. Spero che un’altra istituzione universitaria lo inviti, magari in una visita con altri leader religiosi, a cominciare dal rabbino capo”.

Pacs, fecondazione, aborto, divorzio rapido: la chiesa e il Papa sono intervenuti anche di recente. Se il governo avesse portato a casa almeno alcune di queste leggi e il dibattito sui temi etici non fosse così imbrigliato, non crede che forse non ci sarebbe stata difficoltà o problemi?
“Sto ai fatti. La Chiesa come i leader spirituali hanno diritto di parola. Esprimono l’evoluzione di un magistero, verso il quale si può avere dissenso o assenso. Ma il punto non è questo”.

E qual è?
“Il tema è la debolezza della politica. La politica e le istituzioni devono saper affermare un’autonomia, che si esprime anche con un sistema elettorale diverso da quello attuale che non dà maggioranze robuste. Detto questo, laicità non significa vietare o intimare il silenzio. Stiamo alla notizia: l’Università aveva invitato il Pontefice e si è manifestato un dissenso. Una reazione sbagliata quella di pensare di risolvere i problemi tra credenti e non con una scorciatoia”.

Maristella lervasi

 

 

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