ROMA - Nel suo ufficio, al ministero per le Politiche Giovanili, Giovanna Melandri sfoglia la graduatoria dei vincitori del concorso “Giovani idee”, 64 progetti di under 35 premiati giusto ieri con 35mila euro ciascuno affinché diventino prodotto finito.
Legge: “L’uso della pelle di pesce per borse e accessori, il videogioco sulla storia del movimento delle donne, il monitoraggio clinico dei ma¬ati tramite wi-fi…”.
Parla di merito e dell’importanza della conoscenza, mostra alcune delle tante raccomandazioni cestinate, poi si ferma: “Io veramente mi chiedo quale sia l’effetto che la lettura della telefonata Berlusconi-Saccà può avere sui giovani. Quale messaggio diseducativo fa passare”. E ritorna: “Io credo che noi dobbiamo mettere i giovani di questo Paese in grado di difendersi da questo squallore”.
In che modo?
“Abbiamo bisogno di un’ Italia più civile in cui il merito e la creatività contino. Per me le politiche giovanili sono questo. Non politiche assistenziali ma tese a dare fiducia alle giovani generazioni attraverso strumenti nuovi”.
Evitando che restino, il copyright è del governo, “bamboccioni”?
“Uno dei problemi strutturali di questo Paese è che tanti ragazzi rimangono a casa a vivere con i genitori fino a tardi. Questo è piombo sulle ali della modernizzazione. In questa finanziaria, rispondiamo con due provvedimenti concreti”.
Quali?
“Da un lato con una misura che sostiene il reddito dei ragazzi tra 20 e 30 anni che decidono di uscire di casa. Prevede una detrazione dall’imposta di 921 euro all’anno per tre anni, rivolta alla cosiddetta generazione 1000 euro. Per molti di loro può significare andare a credito d’imposta. E’ uno strumento concreto”.
L’altra?
“Riguarda gli studenti universitari fuorisede. E una detrazione fino a 2600 euro sull’imponibile degli studenti, ma può essere trasferita sui genitori nel caso gli studenti non abbiano reddito. E la prima volta nel nostro Paese che una misura di facilitazione fiscale rivolta ai giovani incoraggia le famiglie ad autonomizzarli”.
Tra le giovani generazioni, non solo per gli studenti, il problema della casa è a volte insormontabile…
“Da parte nostra, oltre al piano nazionale case del governo, che è in discussione e che comunque richiederà del tempo, noi abbiamo messo 15 milioni di euro, tratti dal fondo per le politiche giovanili, su un bando che finanzia housing sociale e co-housing (coabitazione), nelle grandi aree metropolitane. La filosofia che c’è dietro è che dobbiamo sostenere le coabitazioni”.
Poi c’è il problema della precarietà del lavoro…
“Ovviamente con il protocollo sul welfare il governo ha fatto, secondo me, la propria parte. Certo bisogna ancora lavorare. Io penso che su giovani e lavoro dobbiamo adesso aprire il grande capitolo delle forme di sostegno al reddito legate all’inserimento professionale. E, la butto lì, così come esiste una contrattazione nazionale sul lavoro subordinato, io credo si debba iniziare a discutere sui livelli salariali minimi dei lavoratori atipici. È su questo che si deve battere: merito, lavoro, casa, accesso al credito”.
Sull’ultimo punto avete firmato da poco una convenzione con l’Abi…
“Entrerà in vigore da fine febbraio, primi di marzo, e permetterà a qualsiasi studente abbia i titoli di merito (definiti in una tabella apposita) di poter serenamente chiedere un prestito fino a 6mila euro per finanziarsi master, Erasmus, l’acquisto di un pc, la cauzione o l’intermediazione per l’affitto di una casa se è fuorisede…”.
Ancora il merito…
“Io credo ci sia un deposito di talento e di creatività che chiede alle istituzioni di essere valorizzato. E che chiede anche di superare lo squallore di un Paese che pensa ancora che la raccomandazione sia la distorsione normale”.
Edoardo Di Blasi
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