Una legge che imponga di vendere anche la taglia 44? È possibile. Almeno il ministro Melandri ci sta pensando. Il giorno dopo le polemiche sulla pubblicità choc di Toscani - il corpo di una modella anoressica all’ultimo stadio della malattia usato come spot di una casa di moda - il ministro per le politiche giovanili prende le distanze dal fotografo.E non a torto, visto che è l’unica a porsi la domanda “la casa di moda che ha commissionato quel manifesto che mette in mostra l’anoressia che taglie veste?”. La “Nolita” veste al massimo la taglia 44, e la sua pubblicità non piace agli esperti che sanno cosa è l’anoressia.
Ministro Melandri perché non le piace?
“lo mi sono mi sono occupata molto di anoressia e ho sempre dei dubbi quando la malattia, un corpo malato viene
utilizzato ai fini mediatici. Dopodiché capisco che siamo di fronte a una campagna di un creativo che però non ha nulla a che vedere con una campagna di prevenzione. Credo che le campagne di prevenzione sono un’altra cosa e che il rischio della campagna di Toscani è che possa produrre stigma per le persone malate da una parte e incomprensione del fenomeno profondo dall’altra”.
Quindi è addirittura pericolosa?
“Mi lascia molto perplessa. Il fenomeno anoressia così decontestualizzato, lanciato nel mare magnum delle immagini mediatiche, senza spiegare che l’anoressia è una malattia psichiatrica, espone il dramma del corpo malato in maniera choccante, ma non se ne comprende la complessità psichiatrica e psicologica che c’è dietro. In più questa è una campagna di pubblicità per un’azienda che produce vestiti, quindi mi interessa capire: c’è un impegno di questa griffe contro l’anoressia? Vorrei saperlo”.
Ha chiesto aiuto agli stilisti per appoggiare la battaglia contro l’eccessiva magrezza e la taglia 38. Ci sono stati risultati, hanno risposto?
“Si e no. Secondo me quell’atto di autoregolamentazione che la Camera nazionale della moda ha siglato con il governo nello scorso dicembre ha prodotto una discussione e una riflessione e anche qualche effetto sulle passerelle. Non sfilano più ragazze sotto i sedici anni. Poi è chiaro che nessuna legge può imporre al creativo di usare la matita in un modo o nell’altro. Certamente si è aperta nel nostro Paese una discussione. Poi ripeto l’anoressia è una malattia dell’anima e non è causata da queste immagini, anche se ha in queste immagini un contesto sociale che conferma la tirannica forza autodistruttiva di queste ragazze. Per un bilancio bisognerà aspettare qualche stagione. Però non nascondo che tra gli impegni della moda c’era anche quello di portare nei negozi taglie un po’ più grandi. Su questo, in futuro, si può pensare anche a una iniziativa legislativa”.
a.t.
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