Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
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Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

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La Gazzetta dello Sport 9 lug. 2006 - Melandri. «lo, ministro innamorata degli azzurri»

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Due grandi partite si stanno intrecciando, la finale di Berlino e quella che deve restituirci un calcio italiano pulito. Sentire Gattuso dire no all’amnistia, me lo rende già campione delmondo. Come tutti i suoi compagni”.Giovanna Melandri, 44 anni, dal 17 maggio è ministro perle Politiche Giovanili e le Attività sportive del governo Prodi. Un nuovo dicastero per un ministro che con lo sport ha già avuto a che fare quale numero uno dei Beni Culturali nei governi D’Alema e Amato dall’ottobre 1998 al giugno 2001, periodo in cui fu varata la riforma del Coni con il cosiddetto decreto Melandri.
Ministro, cominciamo dalle cose liete. Dal suo Mondiale. “Ha avuto inizio a Coverciano, quando andai a trovare gli azzurri prima della partenza per la Germania. Usai anche con loro la metafora delle due partite, dicendo loro che i due “campi di gioco” non dovevano però incrociarsi, e che il Governo che rappresentavo sarebbe stato ugualmente vicino ai due c.t., a Lippi e al commissario straordinario Rossi”.

Poi le partite.
“C’ero all’esordio col Ghana e dopo il 2-0 ho detto che sarei tornata solo dai quarti di finale in poi. Il match con gli Usal’ho visto a casa con il mio compagno e mia figlia, quello con la Repubblica Ceca coi bambini e le bambine del Settore Giovanile della Federcalcio e con l’Australia ho bloccato il ministero, per due ore intorno al televisore con tutto il mio staff. Poi ho mantenuto la promessa. Prima l’Ucraina e poi la Germania, la partita più bella del mondiale, avrei dato 10 a tutti i giocatori. Voi giornalisti con le pagelle siete troppo severi. E ora, per l’ultimo atto, ho l’onore di andare a Berlino insieme al presidente della Repubblica”.

Ricordo numero uno.

“Italia-Germania. Lo stadio, la percezione di una tifoseria monolitica, quelle poche migliaia di italiani, in un angolo, sommersi dai tifosi tedeschi che hanno fischiato, brutta cosa, l’inno italiano. Una sensazione del genere l’avevo vissuta diversi anni fa a Istanbul, quando ero ministro dei Beni Culturali. Si era nel pieno del caso Ocalan, l’attrito tra Italia e Turchia era forte e si doveva disputare un Galatarasay-Juventus. Andai al seguito con Fassino, allora ministro del Commercio con l’Estero, perché il calcio ben si associa alla mediazione politica: ricordo quello stadio, faceva spavento. Con la Germania è stata faticosaper me sugli spalti, figurarsi per loro sul campo”.

Ha mantenuto un certo aplomb?

“Ci ho provato, ma al primo gol non sono riuscita a trattenermi. In famiglia ho dei tifosi forsennati. L’altro giorno il mio compagno mi ha detto: e chi poteva pensare che la sera finivamo col parlare di calcio…”.

Tifosa non solo della Nazionale?

“Ho la squadra del cuore e tutti sanno qual è, ma non dico altro perché come ministro non sta bene”.

A noi risulta sia la Roma di Totti.

“Come vede non è uno scoop”.

Ricordo numero due.

“Piccole storie di campo. Il dopo ltalia-Germania nello spogliatoio insieme al presidente del Consiglio Prodi, tutti a cantare O’sole mio. Mi sono fermata sulla porta e comunque i giocatori erano… decentissimi. La simpatia e la comunicativa dello staff da Albertini a Gigi Riva. Il gol di testa di Materazzi. E Totti, che ha recuperato la forma con determinazione. E ancora: Buffon e tutto quel che è riuscito a tenere fuori dalla porta. E come corre Camoranesi. Ma anche Pirlo, Cannavaro, dovrei citare tutti, uno per uno. E poi, e soprattutto, colui al quale sottovoce va il mio più grande in bocca al lupo: Marcello Lippi”.

Lo sa che se ne vuole andare?
“Ma è proprio vero? Aspettiamo e vediamo”.

Pure Totti dice di voler lasciare la Nazionale.
“Da tifosa, ovviamente, spero proprio di no. Certo non posso impormi con decreto ministeriale. Da Ministro, però, mi faccia dire che la nazionale viene prima di tutto”.

Riti scaramantici?
“Sto indossando sempre gli stessi orecchini. Li ho messi il giorno di Italia-Ghana e non li ho più tolti”.
La Nazionale vince. Mastella invoca l’amnistia e poi un po’ ci ripensa. Lo slogan del ministro Melandri invece è “amnistia idiozia”.
“Il calcio italiano non ha bisogno né di amnistie né di vendette. Sono garantista ma c’è bisogno di verità e giustizia, perché ci troviamo di fronte al più grosso scandalo della storia dello sport.

Ruggiero Palombo

 

 

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