Il ministro delle Sport: sono la più giovane e ho 44 anni, non va. I girotondi prima di bacchettarci ci lascino il tempo di lavorare.
“Dove ho sbagliato?”.
Che cosa ha sbagliato, ministro Melandri?
“Il Corriere definisce le mie colleghe Bindi, Bonino e Turco le Zapatere. Perché loro sì e io no? Se sono Zapatere loro, lo sono anch’io”.
Todas Zapateras! Ruini apprezzerà.
“Non faccia lo spiritoso. In realtà, è evidente che nessuna di noi è Zapatero. Siamo riformiste democratiche, donne di governo, impegnate a realizzare il programma su cui siamo state elette: nulla di più, nulla di meno. Zapatero non è Belzebù, è il capo di un grande paese democratico; comunque, il governo italiano è espressione di culture diverse. L’impegno delle donne che ne fanno parte è estendere i diritti e le libertà, senza imporre comportamenti, ideologie o un’etica a nessuno. Rosy, Livia ed Emma non hanno detto nulla di scandaloso, niente che costituisca uno strappo alla cultura e alla civiltà giuridica del nostro paese. Hanno detto cose che condivido, cui posso tranquillamente associarmi. C’è qualcuno contrario a sottrarre le unioni civili al sottoscala buio dell’assenza dei diritti, senza per questo equipararle al matrimonio? C’è qualcuno contrario all’epidurale per tutte le donne?”.
A dire il vero, l’editoriale di Pierluigi Battista sul Corriere faceva riferimento alla pillola abortiva.
“Che oggi è diffusissima, dopo essere stata sperimentata in molti paesi europei. Che evita l’intervento del chirurgo, e attenua il dramma dell’interruzione di gravidanza. Detto da Livia, poi, da una donna con la sua storia, la sua biografia, la sua cultura, è palese che questo si inquadra in una grande attenzione alla sofferenza della donna, alla prevenzione dell’aborto”.
Non le pare che esista una questione aperta con il mondo cattolico? Dopo un’iniziale apertura di credito, Avvenire e Osservatore romano sono tornati a criticare la maggioranza di governo.
“La Cei e il Vaticano hanno tutto il diritto di esprimere le loro valutazioni; così come la politica ha il diritto di fare le proprie scelte. Come diceva De Gasperi: fedeli al Papa per la fede, allo Stato per lo Statuto. La verità è che nel precedente governo si sono manifestate forti spinte “teocon”, simboleggiate dal presidente del Senato che in campagna elettorale sale sull’”Occidente Express”. Ora il governo è cambiato. Abbiamo una grande occasione per muovere nuovi passi sulla via dei diritti civili, nel rispetto di tutti”.
Ogni volta la Bindi suscita affetti ma anche ostilità.
“Rosy ancora una volta è stata attaccata in modo vergognoso, quasi incommentabile. Bene ha fatto Fini a mettere a tacere quel suo deputato; e comunque ancora una volta Rosy ne è uscita alla grande, con senso dell’umorismo. Davvero una donna di classe. C’è da rallegrarsi che sia stato istituito un ministero della Famiglia, e sia stato affidato a lei. In Italia si è fatta molta retorica e poca politica della famiglia. I nemici della famiglia non sono le unioni di fatto, sono gli ostacoli frapposti alle donne, che vorrebbero fare più figli. E’ giusto esprimere giudizi sul governo, non pregiudizi. Vale per la destra, e vale anche per la sinistra”.
A chi si riferisce?
“Al movimento dei girotondi vorrei dire che aprile sta tornando. Ci diano un po’ di fiducia. Il pungolo, la vigilanza, l’attenzione fanno sempre bene in democrazia, anche a noi. Però, ripeto: giudizi, anche impietosi; non pregiudizi. Da Cannes Nanni Moretti dice che il clima non è cambiato. Ma proprio lui ha fatto un film sul berlusconismo come fenomeno profondamente radicato nella società italiana, che non si può certo superare in poche settimane. Lo dico molto amichevolmente: abbiate fiducia nella possibilità della sinistra di cambiare il paese. Metteteci alla prova, concedeteci una fase iniziale, lasciateci il tempo di lavorare all’attuazione del programma. Prima di bacchettarci, facciamo ancora insieme uno sforzo. Uno dei temi che animò i girotondi, e che mi vide al loro fianco, fu l’attacco della destra alla Costituzione. In queste settimane li vorrei vedere accanto a noi: è il momento di mobilitarci per il referendum, che Berlusconi considera la sua rivincita. I girotondi ci aiutino a evitarlo. Il paese non deve avere la Costituzione di Calderoli”.
Pancho Pardi non è entusiasta di Mastella Guardasigilli che vuol limitare le intercettazioni.
“Ognuno è libero di dire quello che vuole, a maggior ragione il professor Pardi. Ma il primo atto di Mastella è stato andare a Palermo, a trovare i magistrati e ad accogliere i mille ragazzi della “nave della legalità”. E il secondo è stato bloccare per un anno la controriforma Castelli, che le toghe consideravano devastante. Anche Spataro l’ha elogiato. Non mi pare un cattivo esordio”.
Però le divisioni a sinistra restano, anche sul partito democratico.
“Sono d’accordo con la proposta di Filippo Andreatta sul Corriere: eleggere un’assemblea di delegati. Non siamo alla prima tappa. Abbiamo già superato il tappone dolomitico, formando la lista unitaria, e la cima Coppi, vincendo le elezioni. Abbiamo fatto i gruppi unici. Ora andiamo avanti. I soci sostenitori del partito democratico saranno i giovani che hanno votato l’Ulivo alla Camera, quel 3% in più che ci ha fatto vincere”.
Non si tratta solo di aprirsi alla società, ma di darsi regole e dirimere i contrasti tra i capi partito. Fassino ha aperto alle primarie per designare la leadership. Rutelli ha frenato.
“Non c’è motivo di polemica. Ha ragione Rutelli quando sostiene che un leader ora c’è già, ed è Prodi. Ma ha ragione Fassino quando indica le primarie come criterio di selezione che io estenderei all’intera classe dirigente del nuovo partito, e anche ai candidati per i collegi uninominali, che vanno ripristinati. Penso a un partito fatto per un terzo da uomini, un terzo da donne e un terzo da giovani. Per fortuna i capigruppo dell’Ulivo in Parlamento sono un giovane, Franceschini, e una donna, la Finocchiaro”.
Per lei fino a quale età si è giovani?
“Nel ’98 ero il ministro più giovane insieme con Enrico Letta e avevo 38 anni. Ora sono sempre il più giovane, ma ne ho 44. Così non va. Un terzo del partito democratico dovrà essere costituito da chi ha meno di quarant’anni”.
Aldo Cazzullo
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