Un anno intenso, difficile, faticoso, produttivo, affascinante anche per Giovanna Melandri. Signora Ministro, vuole
riviverlo con noi?
“Partirei dalla mia visita a Coverciano. Sì, proprio quella dei maledetti sandali: a Roma c’era il sole, poi quell’acquazzone ha colto tutti di sorpresa. Ma erano settimane che pioveva.
Metaforicamente: lettere, messaggi, critiche pesanti, interferenze, pressioni per bloccare la partenza degli azzurri verso la Germania. Bisognava metterli al riparo, e la mia visita a Coverciano ha avuto un duplice significato: dare un sostegno istituzionale alla Nazionale e separare le due partite, quella da giocarsi sul campo e quella per voltare pagina dopo calciopoli”.
Anche lei nell’occhio del ciclone?
“Fu un momento molto complicato, la solitudine della Nazionale era forte. Beccandomi le mie belle critiche, scelsi di schierarmi. Marcello Lippi apprezzò questo gesto con gratitudine”.
Un anno vissuto intensamente. Gli azzurri a Berlino hanno vinto, la sua partita si sta ancora giocando.
“Il passo del riformatore è graduale, paziente, costante, tenace, La mia partita non è finita, ma si sta avviando a conclusione. Siamo a metà del secondo tempo… Oggi il calcio ha nuove regole, si sono riformati la giustizia sportiva, i regolamenti arbitrali, quelli dei procuratori, lo statuto della Federcalcio dove è finita la gestione commissariale ci sono nuovi vertici.
Grande merito a Luca Pancalli, che con un lavoro umile e tenace ha cambiato le regole interne”.
Gli scettici non mancano.
“I cambiamenti sono concreti ed effettivi. Con un Parlamento che ha difficoltà a far approvare le leggi, questo ministero ha portato a casa la nuova normativa sui diritti televisivi del calcio coinvolgendo maggioranza e opposizione. La legge delega è la cornice dei principi: io sono pronta per riempire il quadro, guardi”, dice tirando fuori un plico dal cassetto della scrivania, “questi sono i decreti attuativi, già pronti. Ma abbiamo dato sei mesi alla Lega Calcio per risolvere autonomamente i suoi problemi. Anche quello sarà un grande segnale di cambiamento”.
Segnali tenui, ancora lontani. Matarrese non è certo un nome nuovo.
“Non si può chiedere a un ministro di non rispettare l’autonomia e le nomine di un’associazione di impresa come è la Lega. In Italia il problema del rinnovamento della classe dirigente è trasversale e il calcio non fa eccezione. Un ministro può guardare, osservare e prendere atto. Diverso per Abete, eletto a capo di una Federazione ampiamente rinnovata nella sua struttura giuridica”.
Torniamo a un anno fa, a Cannavaro che solleva al cielo la coppa del Mondo.
“E stata una vittoria epocale per il significato identificatorio e sociale che ha avuto. Gli italiani avevano da poco respinto con il referendum una riforma costituzionale che avrebbe spaccato il Paese. Il Mondiale ha permesso di ritrovarsi attorno a un patriottismo gentile, significante, sintetizzato dallo straordinario gioco di squadra della Nazionale in cui Lippi ha reso tutti utili, tutti necessari alla vittoria”.
Emozioni, ricordi di quei giorni?
“La più forte: i fischi di Dortmund nella partita contro la Germania. 90 minuti assordanti, lo spicchietto di tifosi italiani assolutamente zittito. Io seduta vicino al ministro Schaeuble che dopo il primo gol impreca. lo la butto sulla frase politicamente corretta , ma alla sua imprecazione alla volta celeste sul secondo gol dei nostri, ho preferito ammutolire.
A Berlino invece nessuno in tribuna d’onore si era accorto della capocciata di Zidane: la Merkel ricevette un sms in cui si spiegava il perché dell’espulsione e lei gentilmente passò il suo cellulare a tutti: Napolitano, me, Kofi Annan, Clinton. Curioso quel passaparola”.
Brucia ancora lo schiaffo di Cardiff con il no all’assegnazione degli Europei?
“La Uefa ha fatto una scelta di politica calcistica favorendo i Paesi della nuova Europa. Quel che mi ha colpito è stata la certezza dei vertici del calcio italiano che immagino sia il frutto di una certa autoreferenzialità. Mi auguro ora che il calcio italiano vinca ancora una volta sul campo. Dal canto nostro, gli Europei rientravano in un progetto di ristrutturazione e riqualificazione degli stadi che è comunque nella nostra agenda e non a caso è stata affidata a Pancalli. Con gli stadi e la riforma della legge ‘91 sul professionismo, concluderemo il secondo tempo della nostra partita”.
L’effetto Italia mondiale c’è ancora?
“Certo. I giocatori si stanno prestando a portare la loro testimonianza nelle scuole, Lippi sta per diventare goodwill ambasador alle Nazioni Unite e il suo primo intervento sarà un progetto di solidarietà attraverso lo sport in Libano, e la Federcalcio sta mettendo a punto un viaggio dei campioni del Mondo verso il prossimo Mondiale in Sud Africa con tappe solidali nei Paesi africani. L’ effetto Mondiale targato Italia durerà a lungo”.
Guido Rossi l’ha più sentito?
“Mai più. Andandosene via si è riferito al suo successore e al Governo come a soggetti non intenzionati al cambiamento: un giudizio che non accetto. Noi siamo gente seria”.
Tiziana Bottazzo
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