Ministro per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
L.go Chigi 19 - 00187 Roma

Foto di Matteo Vettori, 33 anni, Parma

 

Area Media » Interviste

L’Unione Sarda 19 mag. 2007 - «È ora di dare il testimone ai giovani».

Salta il contenuto

Foto di gruppo di giovaniÈ un’Italia che, come in una staffetta maldestra, non sa passare il testimone alle nuove generazioni. Giovanna Melandri ricorre a una metafora sportiva per parlare di giovani, unendo così le due deleghe del suo ministero (Politiche giovanili e Attività sportive, appunto). Deformazione professionale? Chissà, certo il problema delle opportunità per gli under 30 le sta molto a cuore:
“Viviamo in un Paese giovanilistico che però non investe sui giovani”, osserva il ministro intervenendo al Forte Village di Pula all’Incontro AcNielsen 2007, che coinvolge circa 250 aziende dei servizi, delle tecnologie e dei media.
“Un Paese in cui si fa fatica a passare il testimone”. Nell’economia, e soprattutto nella politica. E invece è urgente farlo, superando la “pedagogia della paura” che domina il dibattito sui giovani: “Anziché rafforzarne l’autonomia si parla solo dei pericoli”. Perciò il Governo ha in mente un piano per favorire la crescita di nuove classi dirigenti. Intanto, però, nel bilancio del primo anno dell’esecutivo ci sono molte voci critiche. “Io sono ottimista e fiduciosa. Abbiamo gettato le basi per una ripresa strutturale dell’economia. Certo, abbiamo dovuto varare una Finanziaria pesante e impegnativa”.
Era davvero necessaria?
“Sì, e i dati ci danno ragione: crescono il pil, l’avanzo primario, l’inflazione è sotto controllo. Abbiamo avviato un risanamento che ci consente di ripartire. Poi, sul nostro operato, va detto che i pozzi della stabilità politica sono stati avvelenati dalla Cdl, sei mesi prima del voto”.

Si riferisce alla legge elettorale?
“Certo, e mi rallegro che oggi alcuni partiti che l’hanno votata siano impegnati nel referendum: dunque riconoscono l’errore. Era una legge poco etica: ha tolto agli elettori la scelta dei loro rappresentanti, ha introdotto un’instabilità strutturale. Non nego che l’Unione stia soffrendo, ma gran parte dei motivi sta lì”.

Lei ha firmato per il referendum. Ma la legge elettorale che ne verrebbe fuori la soddisferebbe?
“In sé il referendum non è sufficiente, mi auguro che non sia necessario farlo e si trovi un’ampia intesa in Parlamento. Non possiamo fare lo stesso errore della Cdl: approvare la legge elettorale a maggioranza, e a fine legislatura”.

Secondo Mastella, chiedere ampie maggioranze è come voler far passare il referendum.
“Guardi, è difficile commentare ogni giorno le dichiarazioni di Mastella, che pure è un collega che stimo e apprezzo. All’Italia serve una riforma che garantisca il bipolarismo, dia stabilità e restituisca ai cittadini la scelta degli eletti. Si può fare in diversi modi, ma il risultato dev’essere questo”.

Ma i problemi del Governo e il calo nei sondaggi dipendono solo dalla legge elettorale? Non dovrete ammettere degli errori?
“Non parlerei di errori. Ci sono molte cose buone: le liberalizzazioni, la politica estera che ha riportato l’Italia al centro della scena mondiale. L’avvio della concertazione su riforme (previdenza, lavoro) che il centrodestra aveva trascurato”.

E sulle politiche giovanili?
“È un ministero di nuova creazione, solo noi e la Polonia non l’avevamo. È nato senza risorse, ma ho fatto una battaglia per avere, nella prima Finanziaria, un piccolo fondo. Non certo per dare paghette di Stato, le politiche giovanili non si fanno con erogazioni dirette. I primi due milioni di euro sono serviti per un concorso, “Giovani idee cambiano l’Italia”: sono arrivati 4mila progetti, elaborati da 16mila ragazzi”.

Ma i problemi dei giovani sono il lavoro, la casa?
“Infatti il Governo varerà un piano nazionale per le politiche abitative, assente dal 1998. E agli universitari fuori sede abbiamo già garantito detrazioni fiscali fino a 2.600 euro, trasferibili alle famiglie d’origine. Ma anche le liberalizzazioni, o la riforma degli ordini, sono politiche giovanili: favoriscono il passaggio di testimone nell’economia e nelle professioni”.

Quel passaggio di testimone non è anche un’urgenza della politica?
“Assolutamente. La mia parte politica lavora a un progetto ambizioso, il Partito democratico: va fatto non per i giovani ma con i giovani. Mi batterò perché il gruppo dirigente sia formato per un terzo da uomini, per un terzo da donne, e per un terzo da uomini e donne sotto i 40 anni. Nel nostro panorama politico sarebbe una novità enorme”.

Lei crede che i tempi siano maturi per una donna premier, o magari segretario del Pd?
“Senz’altro si sta affermando a tutti i livelli istituzionali l’esigenza di leadership al femminile. Sia nel centrodestra che nel centrosinistra ci sono figure autorevoli”.

Come vedrebbe Anna Finocchiaro alla guida del Pd? “Parlare di nomi è poco utile. Oggi il tema non è il leader, ma un’assemblea costituente che deve avere una partecipazione amplissima, dev’essere un bagno di popolo. Un processo molto diverso da quello che fu Forza Italia, nata su un leader, un’azienda, un piano marketing”.

Nel comitato per il Pd entrerà anche Renato Soru: che giudizio dà del suo operato come presidente?
“Ho molta stima di Soru, lo vedo come una piccola rivoluzione. Noto un tentativo robusto di innovazione, apprezzo il suo stile di presidente che vuole decidere”.

La polemica di questi giorni è sulle tasse per i non residenti, lei come la vede?
“La Sardegna è un territorio così speciale, con esigenze così speciali, che ci può stare anche un’iniziativa speciale come quella”.

Parliamo di sport: da Calciopoli agli Europei, un anno terribile.
“Ricordo che è il ministero dello Sport, non del calcio. Stiamo lavorando a ricostituire la base e il valore sociale dell’attività sportiva, attraverso l’integrazione con la scuola e le detrazioni per le famiglie che spendono per mandare i figli nelle palestre. Detto questo, sul calcio stiamo attuando una grande riforma. Tra una settimana saranno legge le nuove regole dei diritti tv, presupposto per un sistema più equo. Poi la sicurezza negli stadi: dal prossimo campionato ci saranno steward dentro gli impianti e forze dell’ordine fuori”.

Sarà un costo per le società.
“Rivedremo anche la legge 91 sui club, e sta per partire il tavolo-stadi che porterà alla privatizzazione. Con le società che avranno oneri e onori, nel senso dei potenziali ricavi”.

Tornei falsati, doping: l’immagine collettiva dello sport è in crisi?
“Certo tutto questo ci pone una grande sfida. Ma molti fenomeni erano già noti alle istituzioni. Solo che nella precedente legislatura l’unico intervento è stato il decreto spalmadebiti. Quanto al doping, vogliamo combattere anche quello domestico, diffuso nelle palestre”.

Si dibatte molto sul rispetto della legalità da parte degli immigrati. È un tema ostico per la sinistra?
“No, la legalità è un valore di sinistra. È il contrasto alla mafia o alla piccola criminalità, la certezza della pena. Ma anche la lotta alle morti bianche e all’evasione fiscale. O far sì che nei concorsi prevalga il merito, non la raccomandazione. Accetto in pieno la sfida della legalità, purché se ne prenda ogni suo lato”.

Giuseppe Meloni

 

 

Torna all'inizio della pagina