In Europa, stando ai dati della Relazione annuale sullo stato dei servizi idrici in Italia per l’anno 2005 del Comitato di vigilanza sui servizi idrici, gli usi dell’acqua sono in media così ripartiti: 46% destinato alla produzione energetica, 30% all’agricoltura, 14% per scopi civili e 10% per l’industria. Si tratta di dati che registrano grandi variazioni tra i diversi paesi: in generale nei paesi del Nord prevalgono gli usi industriali, mentre al Sud prevalgono gli usi agricoli.
Dal grafico pubblicato nel rapporto Uso sostenibile dell’acqua in Europa dell’Agenzia europea per l’ambiente, risulta evidente come l’agricoltura la faccia da padrona prevalentemente nei paesi mediterranei, come Grecia, Spagna e Italia.
L’Italia presenta una situazione particolare con il settore agricolo responsabile della maggior parte dei consumi complessivi. Dai dati dello studio dell’Irsa-Cnr effettuato nel 1999, (lo studio più completo e aggiornato sull’uso delle risorse idriche a livello nazionale) l’uso agricolo a fini irrigui è al primo posto con il 49% del totale, al secondo posto c’è il settore industriale che utilizza il 21% della risorsa, seguiti da quello civile con il 19% e, infine, quello energetico con l’11% (per un totale di circa 42 miliardi di m3/anno).
Anche se gli usi civili costituiscono una frazione relativamente modesta del totale (19%, con consumi procapite, intorno ai 280 litri per abitante ogni giorno), in questo settore è più che mai necessaria un’attenta rivisitazione del sistema che punti da una parte a migliorare la rete di trasporto e distribuzione e, dall’altra, a fare un uso quotidiano dell’acqua più attento che tuteli la risorsa sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
Secondo il rapporto di Legambiente Ecosistema Urbano 2007, che stila la classifica per quanto riguarda i consumi idrici domestici in 103 capoluoghi di provincia, oltre il 90% dei comuni consuma tra i 100 e i 250 litri per abitante al giorno, mentre cinque città consumano oltre 300 litri. Milano, con un consumo per abitante di circa 359 litri di acqua al giorno per abitante, registra il valore più alto d’Italia; a seguire troviamo Lecce (354 litri), Ragusa (335 litri), Frosinone (312 litri) e Padova (308 litri).
All’alta disponibilità idrica piuttosto raramente corrisponde un’altrettanta efficienza delle reti di distribuzione e questo fa sì che in Italia ogni giorno si disperdano elevate quantità di acqua prelevate per usi civili. Il problema delle perdite di rete è un problema grave, che riguarda buona parte delle città italiane lungo tutta la Penisola, ma è particolarmente rilevante nel meridione.
Su scala nazionale, secondo il Rapporto Ambiente Italia 2006 di Legambiente e Istituto di ricerca Ambiente Italia, lo scarto tra acqua immessa in rete ed erogata è del 37%. Nelle regioni del Mezzogiorno lo scarto arriva al 40%, contro una media del 25% nelle regioni settentrionali.
Nel rapporto Ecosistema Urbano 2007 di Legambiente vengono esaminate, poi, le perdite registrate nel 2005 dai capoluoghi italiani. Sono 13 le città italiane che perdono più della metà dell’acqua immessa in rete (8 del sud, 3 del centro e 2 del nord): Cosenza, Latina, Campobasso, Pescara, Vibo Valentia, Rieti, Bari, Siracusa, Nuoro, Agrigento, Sassari, Belluno e Gorizia. Le più virtuose di questa classifica sono Viterbo (con perdite pari al 4%), Bergamo (5%) e Vercelli (6%).
(Fonte: Libro Bianco di Legambiente 2007 L’emergenza idrica in Italia)
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