La Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale sente il bisogno di levare la propria voce per chiedere la liberazione di Padre Bossi, da un mese ostaggio di rapitori nelle Filippine.
Padre Bossi è un uomo di Pace che si è recato in quelle terre solo per essere strumento di consolazione e di speranza, senza alcuna volontà di prevaricazione verso nessuno. Chiunque offende la Pace, chiunque attenta alla vita e alla libertà di una persona, soprattutto se inerme, non offende solo un uomo, ma ferisce l’Umanità intera.
Se questi atti sono compiuti in vista di un riscatto sociale, sono inutili e delegittimanti, specialmente se rivolti contro chi ha dedicato la propria vita per ridare dignità agli ultimi. Se poi questi terribili atti sono fatti in nome di Dio, non vi è nessuna religione che li giustifichi o possa giustificarli ed in quegli atti il nome di Dio è bestemmiato.
Per questo, noi giovani italiani della Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale, appartenenti a differenti fedi e culture, sentiamo il desiderio di chieder ad una voce sola la liberazione di Padre Bossi. Vogliamo rivolgerci a chi in questo momento lo tiene prigioniero chiedendo di porre fine a questo atto violento, insensato, inutile e sacrilego e di restituire il Missionario alla sua libertà ed alla sua Comunità.
La nostra semplice esperienza di convivenza e di conoscenza ci spinge a condannare ogni forma di violenza e di sopruso e ad affermare che solo tramite l’incontro ed il rispetto reciproco può trovarsi la vera via della pacifica convivenza e dell’affermazione dei diritti di ogni persona in tutte le società della terra.
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