La notte di Bruges non è stata solo un’eliminazione dalla Champions League. È stata una frattura emotiva, una sconfitta identitaria, un colpo che ha scosso il Marsiglia molto oltre il risultato. Il 3-0 incassato in Belgio ha avuto il peso di una sentenza, maturata dentro una partita mai realmente iniziata e finita nel segno dell’umiliazione. Per Roberto De Zerbi, arrivato in estate come architetto di una rinascita europea, è il momento più difficile della sua esperienza francese. Non ha guidato l’allenamento successivo, segnale evidente di una riflessione in corso, forse già di una separazione che nessuno, fino a poche settimane fa, avrebbe immaginato così vicina.
Una partita che racconta molto più di un risultato
Il campo ha parlato in modo brutale. Il Marsiglia è apparso fragile, slegato, incapace di reagire ai primi colpi. Bruges ha fatto poco per sembrare straordinario, ma quanto basta per sembrare superiore in tutto: ritmo, lucidità, fame. Il primo gol ha incrinato certezze già instabili, il secondo ha tolto ogni riferimento, il terzo ha trasformato la serata in una resa. La Champions non perdona, e il Marsiglia lo ha scoperto nel modo più crudele. In novanta minuti è crollata l’idea di una squadra europea, costruita per comandare il gioco e invece costretta a subirlo.
A fine partita il silenzio è durato poco. Poi sono arrivate parole dure, scomposte, cariche di rabbia. De Zerbi ha scelto una linea netta: chiedere scusa, assumersi la responsabilità, ma allo stesso tempo chiudere ogni confronto pubblico. “Ora tutti zitti” non è stato uno sfogo casuale, ma un tentativo di fermare l’emorragia. La vergogna, l’umiliazione, la difficoltà di accettare quanto accaduto sono emerse con forza. Accanto a lui, la dirigenza ha usato toni ancora più crudi, come se la partita avesse scoperchiato tensioni accumulate da tempo.
Un progetto che si è incrinato strada facendo
Il Marsiglia di De Zerbi nasceva come progetto ambizioso, quasi ideologico. Dominare il pallone, imporre il gioco, accettare il rischio. In Ligue 1 (Freshbet Scommesse) il percorso è stato irregolare ma non disastroso, in Europa invece sono emersi tutti i limiti. Pressione ambientale, aspettative fuori scala, poco margine per sbagliare. La Champions ha messo il tecnico italiano davanti a un calcio più diretto, più spietato, meno disposto ad aspettare. E la squadra non ha retto l’urto. Non solo tatticamente, ma mentalmente.
C’è anche un altro tema che aleggia su questa eliminazione: il tempo. Il tempo che passa, il tempo che giudica. De Zerbi è arrivato a Marsiglia nel pieno della maturità professionale, dopo aver costruito una reputazione forte, quasi ingombrante. Ma le idee da sole non bastano, soprattutto quando il contesto chiede risultati immediati. Alcune scelte di formazione, alcune rigidità, una fiducia forse eccessiva nel sistema hanno lasciato il segno. Non si parla di un fallimento totale, ma di uno scarto evidente tra progetto e realtà.
Una città che non perdona le notti europee
Marsiglia è una piazza che vive l’Europa come un diritto, non come un premio. Le eliminazioni pesano il doppio, soprattutto quando arrivano senza combattere. La reazione dei tifosi, tra rabbia e smarrimento, racconta una frattura profonda. C’è chi chiede una svolta immediata, chi invoca un reset, chi mette tutto in discussione. In questo clima, l’assenza di De Zerbi dal campo di allenamento assume un significato simbolico: il tecnico non è più solo un allenatore sotto esame, ma il centro di un dibattito che va oltre il calcio giocato.
Ora il Marsiglia deve decidere. Continuare con De Zerbi significa difendere un’idea, accettare il rischio di una stagione di transizione, provare a ricostruire fiducia. Separarsi, invece, vorrebbe dire ammettere l’errore, cambiare rotta, placare l’ambiente. Nessuna scelta è indolore. Per De Zerbi, questa crisi rappresenta forse la sfida più complessa della carriera: resistere, ripensarsi, ritrovare credibilità in un contesto che brucia in fretta. La notte di Bruges resterà come uno spartiacque. Non solo per una Champions persa, ma per un progetto che ora deve dimostrare se ha ancora un futuro.